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Intervallo QT e mortalità

Fonte: Arch Intern Med. 2011;171(19):1727-1733.

Sono stati inclusi 7.828 pazienti (uomini e donne) dal Third National Health and Nutrition Examination Survey. L'intervallo QT al basale è stato misurato attraverso letture standard dell’ECG a 12 derivazioni. Gli end point sulla mortalità sono stati valutati fino al 31 dicembre 2006 (2.291 morti). Dopo un follow-up medio di 13,7 anni, la curva di associazione tra l'intervallo QT e gli end point di mortalità era a forma di U. Gli hazard ratio corretti ottenuti confrontando i partecipanti inseriti nel 95 ° percentile  o superiore di età, sesso, razza e intervallo RR e QT corretto per l’intervallo RR (≥ 439 ms) con i pazienti del quinitle centrale (QT ≥ 401 a <410 ms) sono stati 2,03 per la mortalità totale, 2,55 per la mortalità da malattie cardiovascolari, 1,63 per la mortalità dovuta a malattia coronarica e 1,65 per la mortalità non-cardiovascolare. Gli hazard ratio ottenuti confrontanto i pazienti con un intervallo QT corretto al di sotto del quinto percentile (<377 ms) con quelli nel quintile centrale erano 1.39 per la mortalità totale, 1,35 per la mortalità da malattie cardiovascolari, 1,02 per la mortalità per malattia coronarica e 1,42 per la mortalità da cause non cardiovascolari. Un aumento della mortalità è stata osservata anche per deviazioni meno marcate della durata dell'intervallo QT. In conclusione, sia l’allungamento che l’accorciamento della durata dell’intervallo QT, anche all'interno di un range di riferimento, sono associati ad aumentato rischio di mortalità nella popolazione generale.

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