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L’impianto di stent al sirolimus è da preferire a quelli al zotarolimus nei soggetti diabetici

Fonte: Am J Cardiol 2011; 108(9): 1232-1237.

La presenza di diabete è associata con un aumentato rischio di eventi cardiaci maggiori dopo un intervento di angioplastica percutanea. Questi autori hanno valutato pazienti con e senza diabete mellito trattati con stent di seconda generazione (Endeavor - zotarolimus-eluting stent ZES) o di prima generazione (Cypher Select - sirolimus-eluting stent SES). Sono stati randomizzati 2.332 pazienti e sono stati randomizzati a ZES (n=1.162, n=169 diabetici) o SES (n=1.170, n=168 diabetici) e seguiti per 18 mesi. L’obiettivo primario è stato la valutazione di eventi cardiaci maggiori definiti come morte per cause cardiache, infarto del miocardio o rivascolarizzazione. Nei pazienti diabetici, l’uso di ZES rispetto a SES è stato associato ad un aumentato rischio di eventi cardiaci maggiori (18.3% vs 4.8%, hazard ratio 4.05, 95% intervallo di confidenza da 1.86 a 8.82), infarto del miocardio (4.7% vs 0.6%, hazard ratio 8.09, 95% intervallo di confidenza da 1.01 a 64.7), rivascolarizzazione mirata ad un vaso (14.2% vs 3.0%, hazard ratio 4.99, 95% intervallo di confidenza da 1.90 a 13.1), e rivascolarizzazione mirata alla lesione (12.4% vs 1.2%, hazard ratio 11.0, 95% intervallo di confidenza da 2.59 a 47.1). Nei pazienti senza diabete la differenza nella riduzione del rischio assoluto è risultata più piccola ma anch’essa favorita da SES. In conclusione, l’impianto di ZES rispetto a SES è associata ad un aumentato rischio di eventi avversi nei pazienti diabetici dopo un periodo osservazionale di 18 mesi.

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