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E' necessaria un’adeguata profilassi tromboembolica in pazienti portatori di pacemaker con FA

Fonte: Europace (2011) 13 (11): 1574-1579.

La fibrillazione atriale (FA) comporta un elevato rischio cardioembolico, che necessita di un’adeguato trattamento anticoagulante. La prevalenza di FA in pazienti portatori di pacemaker (PM) è alta e, spesso, passa inosservata determinando un "undertreatment". In considerazione di tali premesse Cabrera S. e colleghi si sono posti l’obiettivo di valutare l’uso e l’adeguatezza della terapia anticoagulante in questo gruppo di pazienti. Lo studio includeva tutti i pazienti (n 585) giunti all’Ospedale Universitario di Tarragona per essere sottoposti ad un controllo di PM nel 2008. In 216 casi (36,9%) il riscontro di FA è avvenuto durante i primi 5,5 anni di monitoraggio (1,5-11), mentre solo in 58 (9,9%) l’aritmia è stata evidenziata già al momento dell'impianto. Il rischio cardioembolico è stato valutato tramite il CHADS2 score: il punteggio rilevato è stato 0 punti nel 4,2% (9) dei casi, 1 punto nel 19%(41) e ≥ 2 punti nel 77% (173). Nonostante questo, solo il 58,3% dei 200 casi con riscontro di FA nel follow-up, escludendo quelli con controindicazioni alla terapia ed i portatori di protesi valvolari, hanno ricevuto una terapia anticoagulante; in particolare solo il 61.3% di quelli con CHADS2  ≥2 sono stati posti in terapia. I pazienti con CHADS2 ≥2 sono stati sottoposti ad analisi uni e multivariata per valutare fattori predittivi all’utilizzo della terapia anticoagulante. All’analisi univariata i pazienti trattati con anticoagulanti, rispetto a coloro non in terapia, erano in un’alta percentuale portatori di PM con sincronizzazione atrio-ventricolare (25.3 vs. 6.7%; P=0.003) e presentavano FA o flutter atriale al momento dell’impianto in una casistica superiore (32.6 vs. 13.3%,P=0.007). Inoltre, dall’analisi multivariata è emerso che l'esistenza di aritmia al momento dell'impianto [odds ratio (OR) = 4.25, 95% intervallo di confidenza (95% CI),1,72-10,51, p=0,002] e l'impianto di pacemaker con sincronizzazione atrioventricolare (OR =13,23; 95% CI,2,89-60,56, p=0,001) sono stati associati all'uso della terapia anticoagulante nei casi con CHADS2> 2 e pertanto risultavano essere fattori che predisponevano ad optare per questo tipo di terapia. In conclusione da questo interessante studio è emerso che la fibrillazione atriale è comune nei pazienti dotati di pacemaker non solo al momento dell’impianto ma anche durante il follow-up. E’ quindi importante indagare l’insorgenza di FA ad ogni controllo e, nei casi indicati, iniziare un corretta terapia anticoagulante.

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