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ADOPT trial: a 30 giorni apixaban non è superiore all’enoxaparina nel prevenire il tromboembolismo venoso (TEV)

Fonte: American Heart Association Scientific Session 2011, Orlando.

Un mese di trattamento con apixaban, anticoagulante di nuova generazione, non si è dimostrato più efficace nel prevenire il tromboembolismo venoso (TVE) rispetto della somministrazione sottocute di enoxaparina. Queste sono le conclusioni dell’ADOPT Trial (Apixaban Dosing to Optimize Protection from Thrombosis) in cui i ricercatori si sono proposti di confrontare, in termini di sicurezza ed efficacia nel prevenire TEV, la somministrazione di apixaban per 30 giorni versus la somministrazione di enoxaparina per 6 -14 giorni. In questo studio sono stati inclusi circa 6.500 pazienti, reclutati presso 302 centri di 35 paesi, di età >40 anni, con mobilità ridotta, ricoverati per HF (insufficienza cardiaca), IR (insufficienza respiratoria) o altre condizioni che presentano un aumentato rischio di TEV, con un’aspettativa di ospedalizzazione di almeno 3 giorni. Tutti i pazienti sono stati randomizzati a ricevere 2,5 mg di apixaban in compresse per 30 giorni o 40 mg di enoxaparina per un periodo da 6 a 14 giorni. Dei 6.500 pazienti inclusi, 4.695 sono stati arruolati e di questi il 2.7% randomizzati ad apixaban presentava un evento di TEV rispetto al 3.1% dei soggetti randomizzati a enoxaparina, con una differenza non statisticamente significativa. I ricercatori hanno anche misurato l’incidenza di sanguinamento considerando tutti i 6.528 pazienti dello studio per confrontare la sicurezza dei due trattamenti. Dai dati presentati è stata descritta una differenza non statisticamente significativa in termini di incidenza di sanguinamenti totali tra i pazienti randomizzati ad apixaban (7.73%) versus i soggetti sottoposti a terapia con enoxaparina (6.81%), mentre è emerso che l’incidenza di “sanguinamenti maggiori”, a cui conseguono morte, stroke ed altre importanti complicanze, è stata significativamente maggiore con apixaban (0.47%) rispetto all’incidenza (0.19%) con enoxaparina (p=0.04). "E 'chiaro che il rischio di TEV aumenta dopo la dimissione ospedaliera perchè i fattori di rischio per TEV possono aumentare con la riduzione della mobilità del paziente in assenza degli stimoli da parte di infermieri e fisioterapisti", ha detto Goldhaber "Il destino del paziente dimesso a rischio di TEV rimane incerto, ma rimane anche una delle ultime frontiere dove si lotta per trovare una terapia di prevenzione efficace e sicura."

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