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Pochissimi screening sui giovani atleti per la stratificazione del rischio di morte improvvisa!

Fonte: American Heart Association Scientific Session 2011, Orlando.

Alcuni studi recenti suggeriscono che su più di 7 milioni di atleti dell’High School degli USA, uno ogni 30.000 o 50.000 muore ogni anno per un ACR (arresto cardio respiratorio) extra-ospedaliero. Nel 1996 l’AHA ha pubblicato 12 punti chiave delle linee guida per lo screening del rischio di MCI (morte cardiaca improvvisa) negli atleti. Questi punti, ri-confermati nel 2007, includono 8 domande anamnestiche e 4 esami diagnostici, comprendenti anche l’auscultazione del cuore e la misurazione della pressione arteriosa. Meno della metà dei medici e solo il 6% dei direttori sportivi hanno riferito di essere a conoscenza dei punti delle linee guida. I direttori sportivi affermavano che nessuna delle loro scuole richiedeva accertamenti medici nel rispetto delle linee guida. Inoltre, dai dati presentati è emerso che poco più del 6% dei medici segue completamente le linee guida per accertare il rischio di MCI in atleti dell’High School. Questo interessante studio è basato sulla risposta di 1.113 tra pediatri e medici di famiglia e 317 direttori sportivi delle High School dello Stato di Washington al questionario inviato per posta o via e-mail. Dai risultati presentati ad Orlando, alla Scientific Session 2011 dell’AHA, è emerso che i medici rivolgevano per lo più domande inerenti accertamenti clinici pre-sport ed i direttori sportivi chiedevano informazioni inerenti gli accertamenti clinico-strumentali richiesti dalla scuola, ma è stato anche evidenziato che numerose domande critiche non venivano poste durante questi screenings. In particolare: il 28% non sempre rivolgeva domande relative al dolore toracico durante esercizio fisico, il 22% non sempre riguardo a svenimenti non spiegabili, il 26% non sempre chiedeva notizie riguardanti la storia familiare di morte improvvisa ed il 67% non sempre indagava la famigliarità per malattie cardiovascolari. Gli screening effettuati attinenti per frequenza e famigliarità con le linee guida erano associati ad una maggiore compliance. Inoltre, “i ricercatori hanno documentato una inusuale ed inaspettata alta percentuale di risposta, tra il 56 ed il 75%, dato che suggerisce”, afferma Madsen, “un’importante interesse in merito a tale argomento”. “Abbiamo necessità”, conclude Madsen, “di nuove direttive per educare i providers e migliorare i requisiti richiesti in modo tale che i pazienti possano realmente beneficiare di queste raccomandazioni nazionali ".

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