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HOOPS study: Coinvolgere i farmacisti non ha migliorato i tassi di ospedalizzazione o di morte per i pazienti con scompenso cardiaco

Fonte: American Heart Association Scientific Session 2011, Orlando.

Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Richard Lowrie, del Greater Glasgow and Clyde Health Service. I ricercatori hanno assegnato in modo casuale a 87 centri medici scozzesi (1.090 pazienti) un farmacista al fine di creare una collaborazione diretta con i medici. Il ruolo del farmacista è stato di incontrare i pazienti e rivedere con loro la terapia assegnatagli assicurando, così, che avessero prescrizioni per i farmaci consigliati. In altri 87 centri, 1.074 pazienti hanno ricevuto le cure dal medico di famiglia senza un ulteriore input da parte di un farmacista. Dopo quasi cinque anni, entrambi i gruppi avevano circa lo stesso tasso di decessi e di ricoveri per scompenso cardiaco (circa il 35%). Tuttavia, il gruppo con l’integrazione di un farmacista ha fatto aumentare il numero di pazienti che hanno ricevuto farmaci prescritti e alle dosi raccomandate. Quando lo studio è stato avviato, il 14% dei pazienti in entrambi i gruppi non assumeva un ACE-inibitore o un bloccante del recettore dell'angiotensina e più di un terzo (38%) non avevano prescritto un beta bloccante. Durante lo studio, un terzo dei pazienti nel gruppo con il farmacista che non stavano ricevendo i farmaci raccomandati o ne ricevevano meno rispetto alla dose consigliata hanno correttamente iniziato il farmaco e/o ottimizzato la dose, mentre tale riscontro si aveva solo nel 18,5% dei pazienti del gruppo controllo. Nel gruppo con il farmacista, il 18% dei pazienti che non stavano ricevendo beta bloccanti o li assumevano con dosi sub-ottimali hanno ottimizzato la terapia, rispetto al solo 11 % nel gruppo cure tradizionali. "Mentre i nostri risultati mostrano che l’intervento del farmacista non è efficace nel ridurre i tassi di ospedalizzazione o la morte, tuttavia ci ha dimostrato che l’impatto del farmacista ha permesso una migliore ottimizzazione della terapia del paziente con scompenso cardiaco", ha concluso Lowrie. "Questo potrebbe essere un intervento importante nei sistemi sanitari con un basso numero di pazienti trattati con farmaci raccomandati per l'insufficienza cardiaca."

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