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Un nuovo approccio chirurgico per la FA: superiore alla procedura standard, ma con più complicanze...

Fonte: American Heart Association Scientific Session 2011, Orlando.

Una procedura chirurgica minimamente invasiva nel trattamento della FA (fibrillazione atriale) è risultata essere più efficace dell’ablazione transcatetere in pazienti ad alto rischio a discapito di una maggior incidenza di complicanze. Nell’ultima decade l’ATC (Ablazione Transcatetere) è stata il trattamento di scelta per pazienti con FA refrattaria a terapia medica. Più recentemente un ICmI (intervento chirugico minimamente invasivo) ha dimostrato presentare un’alta efficacia in questo campo. A tal proposito il dott. Boersma e colleghi si sono proposti di confrontare l’efficacia e la sicurezza dei due trattamenti in questo clinical trial multicentrico, randomizzato, che ha incluso 124 pazienti, 101 uomini, in due diversi centri: St. Antonius Hospital in Nieuwegein,Olanda, e l’Hospital Clinic dell’Università di Barcellona, Spagna. Tutti i pazienti arruolati non avevano un’alta probabilità di riuscita con l’ ATC, sia perché la procedura non aveva funzionato in precedenza sia perché presentavano una dilatazione dell'atrio (atrio sinistro >44mm). I pazienti (66% con FA parossistica e 34% con FA persistente) venivano randomizzati a nuova ATC (n=63) o ad ICmI (n=61), un intervento a cuore battente, che inplica la creazione di poche piccole incisioni nel torace: una per introdurre l’endoscopio e le altre per gli strumenti chirurgici, necessari per erogare radiofrequenza e creare lesioni tessutali attorno al cuore. Dai risultati dello studio, presentati all'AHA 2011 di Orlando, è emerso che il 36,5% dei pazienti sottoposti a ATC era in assenza di FA ad un anno dalla procedura, senza farmaci antiaritmici, versus il 65,6% del gruppo ICmI, in assenza di significative differenze per tipo di FA, condizioni preesistenti o luogo di trattamento. Gli eventi avversi maggiori durante la procedura erano significativamente maggiori nei pazienti sottoposti a ICmI (23%). rispetto a quelli del gruppo ATC (3,2%). Inoltre, i successivi eventi avversi durante il primo anno di follow up avevano pari incidenza nei 2 gruppi (12% nel gruppo ATC e 11% nel gruppo ICmI). "La principale differenza tra i 2 gruppi era l’incidenza di un maggior numero di eventi avversi durante la procedura (collasso polmonare, sanguinamenti e 2 pacemaker)" conclude Lucas Boersma "eventi che erano generalmente risolti senza danni permanenti ai pazienti".

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