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I pazienti anziani con insufficienza preferiscono la longevità sulla qualità della vita e la metà desidera essere rianimato se necessario

Fonte: Eur Heart J (2011) doi: 10.1093/eurheartj/ehr404.

Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Hans-Peter Brunner-La Rocca dello University Hospital di Basilea in Svizzera. Partendo dal presupposto che gli anziani con scompenso cardiaco preferiscono una migliore qualità della vita rispetto alla longevità, tuttavia non vi sono dati sufficienti in letteratura. Pertanto, i ricercatori hanno valutato la volontà di vivere attraverso un test sulla qualità della vita e le preferenze riguardanti una eventuale loro rianimazione. All'arruolamento e dopo 12 e 18 mesi, 622 pazienti con scompenso cardiaco di età ≥ 60 anni (77 ± 8 anni, il 74% in classe NYHA ≥ III) che hanno partecipato al Trial Intensified vs. standard Medical therapy in Elderly patients with Congestive Heart Failure, sono stati sottoposti ad una valutazione sulle “preferenze” della loro end-of-life rispondendo a un questionario (disponibilità ad accettare una vita più breve in cambio di vivere senza sintomi) e sulle preferenze di una eventuale loro rianimazione. Il questionario è stato completato da 555 pazienti (89%): il 74% non era disposto a "scambiare" il tempo di sopravvivenza per una migliore qualità di vita. Questa proporzione è aumentata nel tempo (mese 12: 85%, Mese 18: 87%, P<0,001). All'analisi multivariata, la volontà di “scambiare” tempo di sopravvivenza aumenta con l'età, il sesso femminile, un ridotto indice di attività fisica e un più alto grado di depressione, una storia di gotta, la presenza di edema; tuttavia, una combinazione di queste variabili non ha determinato previsioni affidabili. Di 603 (97%) pazienti che hanno espresso una  preferenza sulla rianimazione, il 51% voleva essere rianimato, il 39% no e il 10% era indeciso, con piccoli cambiamenti nel corso del tempo. Da segnalare che a 18 mesi le preferenze sull’end of life non erano correlate con la prognosi.

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