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La statina riduce la mortalità nei soggetti con ipercolesterolemia famigliare omozigote

Fonte: Circulation 2011; 124(20): 2202-2207.

Lo scopo di questo studio è stato valutare l’effetto della terapia ipolipemizzante (in particolare statina) sulla morbidità e mortalità cardiovascolare in una vasta coorte di pazienti con ipercolesterolemia famigliare omozigote. Sono stati analizzati 149 pazienti, (81 femmine e 68 maschi) da due registri valutati retrospettivamente. L’ipercolesterolemia familiare omozigote è stata diagnosticata con la conferma di una mutazione genica o da criteri clinici. È stata condotta un’analisi per valutare il rischio di morte ed eventi cardiovascolari maggiori tra i pazienti trattati con statine rispetto a quelli senza statine. L’hazard ratio per beneficio dalla terapia con statine è stato 0.34 (95% intervallo di confidenza 0.14-0.86; p=0.02), e dello 0.49 (95% intervallo di confidenza 0.22-1.07; p=0.07) per eventi cardiovascolari maggiori. Questo si è verificato nonostante una riduzione del colesterolo LDL di solo il 26.4% (da 15.9±3.9 a 11.7±3.4 mmol/L; p<0.0001) con la terapia ipolipemizzante. Quindi la terapia ipolipemizzante è associata con una ritardata insorgenza di eventi cardiovascolari e una prolungata sopravvivenza in pazienti con ipercolesterolemia famigliare omozigote.

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