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La dispersione dell’onda P dopo ictus ischemico acuto potrebbe aiutare a predire la presenza di PAF

Fonte: Int J Med Sci 2012; 9(1):108-114.

La Pd (dispersione dell’onda P) su un singolo ECG a 12 derivazioni ottenuto entro 24 ore da un ictus ischemico acuto potrebbe aiutare a predire PAF (fibrillazione atriale parossistica) e ridurre quindi il rischio di ictus ricorrente. Queste sono le conclusioni a cui sono giunti Umuttan Dogan e colleghi che si sono proposti di indagare se la Pd, valutata mediante ECG a 12 derivazioni entro 24 ore dall’evento, potesse essere un indicatore utile a prevedere la presenza di PAF in pazienti con ictus ischemico acuto. Sono stati analizzati retrospettivamente gli ECG a 12 derivazioni a riposo, ECG-Holter delle 24 ore ed ecocardiogrammi di 400 pazienti. Solo in 40 dei 400 pazienti è stata rilevata PAF all’ECG Holter delle 24 ore. Dei 360 restanti soggetti senza PAF, sono stati scelti random altri 40 pazienti, abbinati per età e sesso, che rappresentavano il gruppo controllo. Sona stati quindi raccolti e confrontati i dati demografici, le caratteristiche delle onde P ed i dati ecocardiografici dei pazienti con e senza PAF. Dai risultati è emerso che la massima durata dell'onda P, definita come il tempo misurato dall'inizio alla fine della deflessione P, (p=0,002), la Pd, definita come la differenza tra la durata massima della P e la sua durata minima, registrate in una qualsiasi delle 12 derivazioni, (p<0,001) ed il diametro dell'atrio sinistro (p=0,04) erano significativamente più alti nei pazienti con PAF rispetto ai pazienti senza PAF. Tuttavia, un analisi di regressione logistica binaria ha evidenziato la Pd come unico predittore indipendente di PAF. Il cut-off del Pd per la rilevazione di PAF era di 57,5 ​​millisecondi (msc). Su un singolo ECG a 12 derivazioni, un valore superiore a 57,5 msc era predittore di presenza di PAF, con una sensibilità dell'80% e una specificità del 73%. 

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