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ADDITIONS study: luce verde all'ivabradina in aggiunta ai beta bloccanti!

Fonte: Clinical Research in Cardiology DOI: 10.1007/s00392-011-0402-4.

Nella pratica clinica quotidiana, la combinazione di ivabradina e beta bloccanti non solo riduce la frequenza cardiaca, il numero degli attacchi di angina e il consumo di nitrati, ma migliora anche la qualità della vita nei pazienti con angina pectoris stabile. Queste sono le conclusioni del dott. Werdan K e dei suoi colleghi che nell'ADDITIONS (PrActical Daily efficacy anD safety of Procoralan® In combinaTION with betablockerS) study hanno valutato l'efficacia, la sicurezza e la tollerabilità dell'ivabradina, aggiunta al beta bloccante, e il suo effetto sui sintomi dell'angina e sulla qualità della vita nella pratica clinica. In questo studio prospettico multicentrico sono stati inclusi 2.330 pazienti con angina pectoris stabile, trattati per 4 mesi con un dosaggio flessibile di ivabradina due volte al giorno in aggiunta al beta bloccante. In ogni paziente è stata valutata la FC (frequenza cardiaca), il numero degli attacchi di angina, il consumo di nitrati, la tolleranza e la qualità della vita. Dai risultati ottenuti è emerso che 4 mesi di terapia con ivabradina (dose media 12,37 ± 2,95 mg/die) riduceva la FC di 19.4 ± 11.4 bpm portandola a una media di 65.6 ± 8.2 bpm (p<0.0001), che il numero degli attacchi di angina è stato ridotto di 1,4 ± 1,9 a settimana (p<0,0001) ed il consumo di nitrato di 1,9 ± 2,9 U a settimana (p<0,0001). Inoltre, mentre al basale (cioè con la sola terapia beta bloccante), la metà dei pazienti (51%) erano classificati come Canadian Cardiovascular Society (CCS) di grado II ed il 29% come CCS di grado I, dopo 4 mesi di trattamento con ivabradina, la maggior parte dei pazienti erano in classe CCS di I grado (68%). Anche l'indice EQ-5D (relativo alla qualità di vita) era migliorato di 0,17 ± 0,23 (p<0,0001) dopo terapia con ivabradina. Infine, anche se sono state documentate sospette reazioni avverse in 14 pazienti, i medici hanno considerato l'efficacia complessiva dell'ivabradina come "molto buono" (61%) o "buono" (36%) nella maggior parte dei pazienti.

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