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I farmacisti contro l'insufficienza ventricolare diastolica sinistra...

Fonte: European Heart Journal Volume 33, Issue 3 Pp. 314-324.

Si tratta di una metanalisi di studi di piccole dimensioni che indicano l'importanza dell’intervento attivo di farmacisti, poiché la collaborazione con il paziente a seguire la terapia prescritta dal medico, può migliorare i risultati nello scompenso cardiaco. Sono stati studiati pazienti con disfunzione sistolica ventricolare sinistra in un cluster randomizzato, controllato, in strutture di cura primaria. I pazienti sono stati suddivisi in: 1.090 con intervento del farmacista e 1.074 con cure tradizionali. L'intervento è stato erogato da parte di farmacisti non specialisti, che lavoravano con i medici di famiglia per ottimizzare il trattamento medico. L'outcome primario era un composito di morte o ricovero ospedaliero per peggioramento dell'insufficienza cardiaca. Il follow-up mediano è stato di 4,7 anni. Al basale, l'86% dei pazienti in entrambi i gruppi sono stati trattati con un ACE-inibitore o un antagonista del recettore dell'angiotensina II. Nei pazienti che non ricevevano uno o l'altro di questi farmaci, o che ricevono una dose più bassa di quella raccomandata, è stato iniziato il trattamento o potenziata la dose nel 33,1% dei pazienti nel gruppo di intervento farmacista e nel 18,5% del gruppo in terapia convenzionale [odds ratio (OR) 2.26, 95% CI 1,64-3,10, p<0.001]. Al basale, il 62% di pazienti di ciascun gruppo sono stati trattati con β-bloccanti e coloro che non assumevano i farmaci al basale o per i quali sono state aumentate le dosi sono stati il 17,9% nel gruppo d'intervento e 11,1% nel gruppo con cure tradizionali (OR 1,76, 95% CI 1,31- 2,35, P<0,001). L'esito primario si è verificato nel 35,8% dei pazienti nel gruppo di intervento e 35,4% nel gruppo cure tradizionali (hazard ratio 0,97, 95% CI 0,83-1,14, P=0,72). Non c'era alcuna differenza in qualsiasi end point secondario. In conclusione, l'intervento a basso livelo d'intensità dei farmacisti su pazienti trattati in centri di primary care ha dimostrato solo un debole incremento della prescrizione di farmaci ma senza migliorare gli outcomes clinici in una popolazione relativamente ben trattata al basale.

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