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Impianto di protesi aortica CoreValve: benefici clinici e mortalità oltre 30 giorni!!!

Fonte: Am Heart J. 2012 Feb;163(2):288-94.

Ad oggi esistono pochi dati sui benefici clinici apportati dall’impianto transcatetere della valvola aortica (TAVI) in pazienti con stenosi aortica sintomatica ad elevato rischio chirurgico. Con l’intento di valutare la sopravvivenza ed i fattori predittivi di mortalità ad oltre 30 giorni dalla TAVI, utilizzando la protesi CoreValve (Medtronic, Minneapolis, MN), il Dott. Muñoz-García ed i suoi colleghi hanno raccolto dati in merito ed avviato questo studio. Nel Dipartimento di Cardiologia della Clinica Universitaria dell’Ospedale Virgen de la Victoria di Malaga (Spagna), da aprile 2008 ad ottobre 2010, la protesi CoreValve è stata impiantata a 133 pazienti (età media 79,5 ± 6,7 anni) con stenosi aortica sintomatica grave ed ad alto rischio chirurgico. L’Euroscor logistico era del 21,5% ± 14%. Dai dati raccolti è emerso che il tasso di successo dell'impianto era pari al 97,7%, mentre la mortalità durante la degenza è stata del 4,5% e l'end point combinato di morte, complicanze vascolari, infarto del miocardio ed ictus ha raggiunto un tasso del 9%. La sopravvivenza a 12 e 24 mesi è stata pari all’ 84,5% ed al 79%, rispettivamente, dopo un follow-up medio di 11,3 ± 8 mesi. La classe funzionale NYHA è complessivamente migliorata nei pazienti sottoposti a TAVI, passando dal 3,3 ± 0,5 all’1,18 ± 0,4, rimanendo stabile a distanza di 1 anno. Un alto indice di Charlson (hazard ratio [HR] 1,44, 95% CI 1,09-1,89, p <.01) così come un peggiore punteggio Karnofsky prima della procedura (HR 0,95, IC 95% 0,92-0,99, P=0,021) si sono rivelati predittivi di mortalità ad oltre 30 giorni dall’intervento. In conclusione, da questo studio è emerso che la TAVI, impiegando la protesi CoreValve nei pazienti con stenosi aortica sintomatica ed ad elevato rischio chirurgico, è una procedura sicura ed un’opzione da tenere in seria considerazione in quanto porta ad un miglioramento clinico nel follow up a medio termine. Tuttavia, la sopravvivenza durante il follow-up dipende dalle comorbidità associate presenti in suddetti pazienti e la mortalità precoce, oltre i 30 giorni, dipende dagli score di comorbilità preoperatorie e dallo stato funzionale del singolo paziente.

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