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Fattori di rischio non convenzionali: un alleato in più!

Fonte: J Hypertens 2012; 30(3): 513-521.

Questo studio ha verificato se un danno d’organo subclinico (SOD) possa migliorare il rischio predittivo cardiovascolare nei soggetti sani. In una popolazione di 1.385 soggetti senza eventi cardiovascolari, nè diabete, sono stati registrati i tradizionali fattori di rischio, il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa (AMBP) e la velocità pulsimetrica (PWV), il rapporto albuminuria/ creatinina ratio (UACR), l’indice di massa ventricolare sinistra (LVMI) e la presenza di placche carotidee. L’end point consisteva nell’incidenza di morte per cause cardiovascolari e infarto miocardico non fatale e ictus. Durante un periodo di osservazione di 12.8 anni, si sono verificati 119 eventi. La presenza di SOD così come la presenza di un’ipertensione mascherata, ha aumentato il rischio coronarico stimato da 73.9 a 89.1% (P<0.001) e ha ridotto la specificità da 60.1 a 41.8% (P<0.001). Rispetto all’uso dei classici fattori di rischio, aggiungere PWV, UACR, le placche, LVMI e 24-h SBP ha aumentato il C-index da 0.76 a 0.79%.

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