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Studio STAMPEDE: la chirurgia bariatrica batte la terapia medica intensiva nel controllo del diabete in pazienti diabetici di tipo 2 obesi

Fonte: American College of Cardiology Congress 2012, Chicago.

Nello studio STAMPEDE (Surgical Treatment and Medications Potentially Eradicate Diabetes Efficiently) la chirurgia bariatrica, insieme a terapia medica intensiva, è migliore della sola terapia medica intensiva nel controllo del diabete in pazienti obesi, diabetici di tipo 2. Nel trial sono stati arruolati 150 pazienti, da Marzo 2007 a Gennaio 2011, randomizzati a: by pass gastrico, gastrectomia verticale, placebo. Tutti i gruppi facevano terapia medica intensiva. L’età media dei soggetti coinvolti era intorno ai 50 anni ed il 66% erano donne. Il body mass index era compreso tra 27 to 43 kg/m2. Tutti gli interventi sono stati eseguiti nella stessa clinica dallo stesso operatore in laparoscopia. Per essere inclusi nello studio i pazienti dovevano avere una HbA1c uguale o maggiore del 7% ed essere in trattamento con 3 o più farmaci antidiabetici. A 12 mesi dalla randomizzazione, solo il 12% dei soggetti nel braccio solo terapia medica intensiva avevano una HbA1c del 6% o inferiore, rispetto al 42% di quelli che erano stati sottoposti a by pass gastrico e al 37% di quelli sottoposti a gastrectomia verticale. Al basale la HbA1c media reale era del 9,2% e si è ridotta a 12 mesi in tutti e 3 i gruppi di trattamento ma raggiungendo la significatività statistica solo nei due bracci chirurgici. Inoltre, nei gruppi chirurgici si è raggiunto anche un significativo calo del peso ponderale con una media di 60 lbs, rispetto alle circa 10 lbs perse con la sola terapia medica intensiva. Il Pf Schauer, della Cleveland Clinic (USA), principal investigator, ha anche sottolineato come nel braccio trattamento medico intensivo siano aumentati i farmaci per il controllo di glicemia, dislipidemia e ipertensione (p<0,001) mentre nei due bracci chirurgici si siano drasticamente ridotti. Lo studio è stato pubblicato simultaneamente alla presentazione all’ACC 2012 sul New England Journal of Medicine.

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