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Troponina I e NT-proBNP nella fibrillazione atriale: utili predittori di rischio cardiovascolare

Fonte: Circulation 2012; 125: 1605-1616.

I biomarcatori cardiaci sono forti predittori di esiti avversi in diverse popolazioni di pazienti. In questo studio sono stati valutati la prevalenza di elevata troponina I e la frazione N-terminale del pro-peptide natriuretico di tipo B (NT-proBNP) e la loro associazione ad eventi cardiovascolari in pazienti con fibrillazione atriale (FA) partecipanti al Randomized Evaluation of Long-Term Anticoagulation Therapy (RE-LY) trial. Al momento della randomizzazione, i biomarcatori sono stati analizzati in 6.189 pazienti. I risultati sono stati valutati mediante modelli proporzionali di Cox corretti per i fattori di rischio cardiovascolare e per i punteggi della CHADS2 e della CHA2DS2-Vasc. I pazienti sono stati stratificati sulla base delle concentrazioni di troponina I (<0,010 mg/L, n=2.663; 0,010-0,019 mg L, n=2.006; ,020-0,039 mg/L, n=1.023; ≥0,040 mg/L, n=497) e per i quartili di concentrazione di NT-proBNP (<387, 387-800, 801-1402;> 1.402 ng/L). I tassi di ictus sono risultati indipendentemente correlati ai livelli di troponina I risultando nello 2,09%/anno nel gruppo con valori più elevati e 0,84%/anno nel gruppo con valori minori di troponina I (hazard ratio [HR], 1,99 [95% CI, 1,17-3,39], P=0,0040), e di NT-proBNP con il 2,30%/anno vs 0,92% tra il quartile con valori più elevati e il quartile con valori più bassi di NT-proBNP (HR, 2,40 [95% CI, 1,41-4,07], p=0,0014). Inoltre, anche la mortalità vascolare è risultata indipendentemente correlata ai livelli di biomarcatori con il 6,56% anno nel gruppo a troponina I più elevata e 1,04%/anno ne gruppo a troponina I più bassa (HR, 4,38 [95% CI, 3,05-6,29], p<0,0001), e 5.00%/anno nel qurtile con NT-proBNP più elevato e 0,61%/anno nel quartile a NT-proBNP più basso (HR, 6,73 [3,95-11,49], p<0,0001). In conclusione, l’aumento di troponina I e NT-proBNP sono comuni nei pazienti con fibrillazione atriale e indipendentemente correlati a maggior rischio di ictus e di mortalità, mostrando un’utilità nella previsione del rischio cardiovascolare nei pazienti con FA oltre quello attualmente utilizzato in clinica.

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