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Il monitoraggio continuo della glicemia aiuta a migliorare il compenso glicemico

Fonte: International Conference on Advanced Technologies and Treatments for Diabetes.

Dall’International Conference on Advanced Technologies and Treatments for Diabetes (ATTD) tenutosi a Barcellona dall’8 all’11 febbraio 2012, è emerso che il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) può risultare l’arma in più da utilizzare per ridurre l’emoglobina glicata (HbA1c). Questo è stato dimostrato da Conget et al. che hanno valutato l’efficacia del CGM in pazienti diabetici di tipo 1 non adeguatamente controllati. Questi autori hanno condotto uno studio di 17 mesi su 153 pazienti con valori di HbA1c compresi tra 7.5% e 9.5% in terapia insulinica somministrata tramite dispositivo di infusione continua. Questi pazienti sono stati randomizzati a 6 mesi di CGM attraverso un sensore e a 6 mesi di non CGM con 4 mesi di intervallo tra le due fasi, con l’obiettivo primario di valutare la variazione di HbA1c tra il periodo con e senza sensore. Alla fine dello studio la differenza di HbA1c tra il periodo con e senza sensore è stata di -0.43% (p<0.001), in particolare la differenza è stata -0.41% (p<0.001) negli adulti e -0.46% (p<0.001) nei bambini. Non si sono osservate differenze nel numero di gravi ipoglicemie, anche se il tempo passato con glicemie < 70 mg/dl è risultato inferiore nei 6 mesi in cui è stato posizionato il sensore (19 vs.31 minuti/die; p=0.009). Questo studio, quindi, suggerisce che il CGM possa portare ad una riduzione di HbA1c ed ad una riduzione del tempo passato in ipoglicemia.

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