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Malattia di Kawasaki...questa sconosciuta: prevalenza nei giovani con sospetta ischemia miocardica!

Fonte: Circulation 2012; 125: 2447-2453.

Fino al 25% dei pazienti non trattati con malattia di Kawasaki (KD) ed il 5% di quelli trattati con immunoglobuline per via endovenosa sviluppano nel tempo aneurismi a livello delle arterie coronarie. Gli aneurismi persistenti possono rimanere silenti con l’avanzare dell’età, fino a quando si può verificare ischemia miocardica. Infatti, sequele a livello coronarico dovute a KD sono presenti nel 5% dei giovani adulti sottoposti a coronarografia per ischemia miocardica. Questi sono i risultati emersi da questo interessante studio condotto dalla Dott.ssa Daniels ed i suoi colleghi volto a determinare la prevalenza di aneurismi coronarici, correlati con una possibile storia di KD, tra giovani adulti sottoposti ad angiografia coronarica per la valutazione di ischemia miocardica. Sono state esaminate le anamnesi e le coronarografie di tutti gli adulti con età <40 anni sottoposti ad angiografia coronarica per la valutazione del sospetto di ischemia miocardica in 4 ospedali di San Diego dal 2005 al 2009 (n=261). Le angiografie coronariche sono state esaminate in doppio cieco da due cardiologi per valutare la presenza, la dimensione e la posizione degli aneurismi e la malattia coronarica. I pazienti sono stati valutati complessivamente per il numero di fattori di rischio, l’aspetto angiografico delle arterie coronarie e la storia nota di KD. Dei 261 giovani adulti sottoposti a coronarografia, 16 presentavano aneurismi coronarici. Prendendo in considerazione e valutando tutti i criteri clinici, è emerso che il 5,0% dei pazienti aveva aneurismi certamente (n=4) o presumibilmente (n=9) correlati a KD come causa della malattia coronarica. In conclusione, aneurismi coronarici secondari a KD sono presenti nel 5% dei giovani adulti valutati per ischemia miocardica con la coronarografia. Pertanto, i cardiologi dovrebbero essere consapevoli dell’esistenza di questo sottogruppo particolare di pazienti che possono beneficiare di strategie terapeutiche, sia mediche che di tipo invasivo, che si differenziano, tuttavia, da quelle utilizzate per il trattamento della malattia coronarica su base aterosclerotica.

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