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Steatosi epatica non alcolica come fattore di rischio cardiometabolico

Fonte: Eur Heart J (2012) 33 (10): 1190-1200.

La steatosi epatica non alcolica, dall’inglese non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD) colpisce fino a un terzo della popolazione mondiale e può determinare un aumento del rischio cardiometabolico, con conseguenti eventi avversi cardiovascolari, indipendenti dai tradizionali fattori di rischio cardiovascolari e dalla sindrome metabolica. Essa è caratterizzata quasi universalmente da insulino-resistenza ed è fortemente associata a diabete di tipo 2 e obesità. NAFLD è un marker di patologico di accumulo di lipidi in sede ectopica, combinata con uno stato infiammatorio cronico di basso grado. Ciò si traduce in diversi processi patofisiologici deleteri come anomalie del metabolismo glucidico, degli acidi grassi e nel metabolismo delle lipoproteine, aumento dello stress ossidativo, squilibrato profilo delle adipochine, ipercoagulabilità, disfunzione endoteliale, e la progressione accelerata dell'aterosclerosi. Questo conduce, infine, ad un fenotipo disfunzionale cardiometabolico con mortalità cardiovascolare, che rappresenta la modalità principale di morte prematura in NAFLD.

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