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Nuovo indice per la valutazione del rischio di mortalità nell'insufficienza cardiaca acuta in PS

Fonte: Ann Intern Med. 5 June 2012; 156(11): 767-775.

Nuovo indice per la valutazione del rischio di mortalità di facile elaborazione realizzato su un ampio gruppo di pazienti con insufficienza cardiaca acuta che si presenta al PS. Questo è il risultato di un importante studio coordinato da Douglas S. Lee dell’Università di Toronto. Partendo dal presupposto che l'insufficienza cardiaca è causa di un elevato numero di visite nei DEA, ma l’ospedalizzazione versus il reinvio a domicilio del paziente non è spesso accompagnata da una quantificazione del rischio prognostico, i ricercatori hanno voluto identificare e validare un indice per la valutazione della mortalità nel breve periodo nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca ,da applicare al DEA. Pertanto, è stato svolto uno studio multicentrico in 86 ospedali dell’Ontario, Canada, astraendo dal dato clinico e sviluppando un indice di rischio di morte nei 7 giorni successivi all’accesso al DEA, ampiamente applicabile, che consideri gli iniziali segni vitali, le caratteristiche cliniche e la presentazione del paziente, gli esami di laboratorio facilmente disponibili. Il campione valutato è stato scelto tra 12.591 pazienti che si sono presentati al pronto soccorso dal 2004-2007 esaminando i pazienti che sono morti entro 7 giorni dalla presentazione al DEA. Nei 7.433 pazienti arruolati (età media di 75.4 anni, 51,1% uomini), il rischio di mortalità aumenta se presente al triage: 1) una frequenza cardiaca aumentata (OR, 1.15 [95% CI, 1,03 a 1,30] per 10 battiti al minuto), 2) per ogni mg/dl di concentrazione della creatinina (OR, 1,35 [CI, 1,14-1,60], per ipotensione arteriosa sistolica (OR, 1,52 [CI, 1,31 a 1,77] (per ogni 20 mmHg di riduzione) e per ogni 5% di riduzione della saturazione di ossigeno (OR, 1,16 [CI, 1,01-1,33]. Anormali livelli sierici di troponina (OR, 2,75 [CI, 1,86-4,07]) erano associati ad aumentato rischio di mortalità. In base a questo indice i tassi di mortalità nei 2 gruppi a più alto rischio sono stati di 3,5% e 8,2% rispettivamente. Tuttavia, gli autori hanno sottolineato la presenza di una importante limitazione nello studio riconducibile all’assenza della FE del ventricolo sinistro nel indice elaborato.

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