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Beta bloccanti e mortalità in pazienti con scompenso cronico: la titolazione al dosaggio più alto è vincente!!

Fonte: J Am Coll Cardiol. 2012;60(3):208-215.

I beta bloccanti (BB) riducono la morbilità e la mortalità nello scompenso cardiaco cronico (HF) ma non è chiaro se la titolazione a dosi più elevate migliora i risultati. Lo studio HF-ACTION (Heart Failure: A Controlled Trial Investigating Outcomes of Exercise Training) è uno studio randomizzato, multicentrico che ha coinvolto 2.331 pazienti ambulatoriali con scompenso cardiaco con disfunzione sistolica (classe funzionale NYHA II-IV, frazione di eiezione ventricolare sinistra <0,35) randomizzati a un programma di training fisico vs usual care, con un follow-up di 2,5 anni. La dose di beta bloccanti è stata standardizzata come equivalenti di carvedilolo. L'obiettivo primario era un end point di mortalità per qualsiasi causa o ospedalizzazione per tutte le cause. Si è evidenziata una significativa relazione inversa tra dose di BB e morte per tutte le cause o ospedalizzazione, con un beneficio lineare fino alla dose di 50 mg al giorno. C'è stata una significativa associazione tra dose BB e cambiamento del picco di VO2 a 3 mesi. Non si è verificato alcun aumento in bradicardia con dosi più elevate di BB. In conclusione, in pazienti ambulatoriali con disfunzione sistolica, bisognerebbe, come sempre, non accontentarsi, ma cercare la titolazione più "alta" possibile dei beta bloccanti per conferire un maggior beneficio sugli eventi avversi.

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