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TRA 2°P-TIMI 50 trial: vorapaxar nel post IMA riduce il rischio di morte cardiovascolare e eventi ischemici

Fonte: ESC Congress 2012, Monaco.

Il vorapaxar inibisce l'attivazione piastrinica antagonizzando l'attivazione trombina-mediata del recettore attivato delle proteasi I nelle piastrine umane. In un sottogruppo di pazienti del trial TRA 2°P-TIMI 50 (Thrombin Receptor Antagonist in Secondary Prevention of Atherothrombotic Ischemic Events) si è voluto testare il beneficio dell'aggiunta di voropaxar post IMA all'aspirina per misurarne gli effetti preventivi in pazienti stabili. I pazienti con storia di aterotrombosi arruolati nel TRA 2°P-TIMI 50, uno studio randomizzato, controllato vs placebo a gruppi paralleli, sono stati sottoposti a trattamento con vorapaxar (2,5 mg/die) o placebo in un disegno 1:1. I pazienti con IMA tra le prime 2 settimane e i 12 mesi sono stati analizzati come gruppo pre definito. L'end point principale era la morte cardiovascolare, IMA e stroke analizzati con analisi intention to treat. 17.779 di 26.449 pazienti hanno presentato IMA e sono stati assegnati al trattamento previsto secondo il disegno dello studio (8.898 a vorapaxar e 8.881 a placebo). Il follow-up medio è stato di 2,5 anni (IQR 2,0–2,9). La morte cardiovascolare, IMA o stroke ha coinvolto 610 soggetti su 8.898 nel gruppo vorapaxar e 750 di 8.881 nel gruppo placebo (stima Kaplan-Meier a 3 anni 8,1% vs 9,7%, HR 0,80, 95% CI 0,72–0,89; p<0,0001). Emorragie severe o moderate sono state più comuni nel gruppo vorapaxar vs placebo (241/8.880 [3,4%, stima Kaplan-Meier a 3 anni] vs 151/8.849 [2,1%, stima Kaplan-Meier a 3 anni], HR 1,61, 95% CI 1,31–1,97; p<0,0001). Le emorragie intracraniche sono state 43 su 8.880 pazienti (0,6%, stima Kaplan-Meier a 3 anni) con vorapaxar vs 28 su 8.849 (0,4%, stima Kaplan-Meier a 3 anni) con placebo (p=0,076). Altri effetti collaterali sono stati simili tra gruppi. I pazienti con meno di 75 anni, senza storia di TIA o stroke e con peso corporeo di almeno 60 Kg sono quelli con il miglior potenziale per benefici clinici netti con una intensa terapia antiaggregante. In questa popolazione selezionata (n=14.909, 84% di tutti quelli con IMA) la morte cardiovascolare, l'IMA o lo stroke sono stati meno frequenti nel gruppo vorapaxar rispetto al gruppo placebo (431/7.449 [6.8%, stima Kaplan-Meier a 3 anni] vs 570/7.460 [8.6%, stima Kaplan-Meier a 3 anni], HR 0.75, 95% CI 0.66–0.85; p<0.0001), così come per la sola morte cardiovascolare (92/7.449 [1.5%, stima Kaplan- Meier a 3 anni] vs 126/7.460 [2.0%, stima Kaplan-Meier a 3 anni], HR 0.73, 0.56–0.95; p=0.020). In conclusione, nei pazienti con IMA, l'inibizione del recettore attivato delle proteasi I vorapaxar riduce il rischio di morte cardiovascolare o eventi ischemici quando aggiunto alla terapia antiaggregante standard, compresa aspirina ma a scapito di un maggior rischio di sanguinamenti moderati e severi.

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