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Stimolanti del sistema nervoso centrale: sicurezza cardiovascolare nei bambini

Fonte: BMJ 2012; 345 doi: 10.1136/bmj.e4627.

Lo studio di coorte retrospettivo ha cercato di valutare la sicurezza cardiaca di stimolanti del sistema nervoso centrale nei bambini e negli adolescenti. Sono stati arruolati bambini e giovani in età 3-18 alla prima diagnosi di disturbo mentale comunemente trattati con stimolanti (es. il disturbo di attenzione), dopo un periodo minimo di arruolamento di sei mesi e sono stati seguiti fino al loro 19° compleanno; sono stati considerati eventi quali: ricovero in ospedale per più di 30 giorni, o la morte. Criteri di esclusione sono stati: trapianto, dialisi, o abuso di sostanze. Sono stati suddivisi gruppi ad alto rischio ed a basso, tutti con gli stessi stimolanti in terapia (ad esempio i bambini con cardiopatie congenite). Caratteristiche socio-demografiche, fattori di rischio per patologia cardiaca, e le diagnosi psichiatriche sono state associate ad un punteggio. La principale misura in studi prevedeva un endpoint composito di ictus, infarto miocardico acuto, o morte cardiaca improvvisa, un endpoint secondario composito prevedeva aritmie ventricolari. Si sono verificati 66 eventi (95 tra cui aritmia ventricolare) gli anni di follow-up. L'odds ratio aggiustato per il propensity score e l'uso di  antipsicotico rispetto ai pazienti che non facevano uso di stimolanti è stato 0,62 (IC 95% 0,27-1,44), con un tasso di incidenza corrispondente rettificato di 2,2 e 3,5 per 100 000 anni-paziente in terapia e non, rispettivamente. Si sono verificati 26 eventi in pazienti ad alto rischio (tasso di incidenza 63 per 100 000 pazienti-anno), con un odds ratio di 1,02 (0,28-3,69). Gli odds ratio per l'endpoint secondario erano simili a quelle per l'endpoint primario (0,74, 0,38-1,46). In conclusione il trattamento dei bambini con stimolanti del sistema nervoso centrale non è significativamente associato con un aumento del rischio a breve termine di gravi eventi cardiaci.

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