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Quante volte la ricerca dei trials clinici diventa difficile per la grande massa di pubblicazioni che si moltiplicano con acronimi che, spesso, si assomigliano!….e poi ancora tempo per cercare il dato che interessa e per realizzare il grafico utile per la presentazione

FOCUS ON TRIALS rappresenta un vero e proprio data-base che fornisce "Short Reports" sui grandi trials clinici, accompagnati dai grafici più significativi degli studi. L'obiettivo del servizio è quello di poter dotare il Medico di uno strumento agile ed affidabile per districarsi tra i dati dei tanti studi clinici, fornendo grafici e tabelle già pronti da scaricare.

La rubrica si arricchirà, col tempo, di tanti trials e sarà nostra cura aggiornare ed aggiungere continuamente nuove pubblicazioni e nuovi studi.


Buon lavoro a tutti…

 


Focus on X-SOLVD

Claudio Borghi - Eugenio Cosentino
Unità Operativa di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica e Biotecnologia Applicata “D. Campanacci” Università degli Studi di Bologna, Policlinico S. Orsola-Malpighi (BO)

ACE-inibizione e disfunzione ventricolare sinistra: una “roadmap” sempre meno accidentata. I dati dello studio X-SOLVD.

La British L’attivazione del sistema Renina-Angiotensina-Aldosterone (RAS) rappresenta il substrato fisiopatologico di un numero elevato di malattie cardiovascolari che coinvolgono direttamente o indirettamente cuore, vasi ed organi bersaglio periferici ed il cui quadro clinico risente negativamente dell’effetto deleterio della angiotensina II a livello emodinamico e tissutale. In conseguenza di ciò, il blocco del sistema RAS si è affermato nel corso degli ultimi 20 anni come una strategia di grande efficacia terapeutica nel trattamento dei pazienti affetti da malattie cardiovascolari di varia natura. Tra le diverse strategie terapeutiche attive a livello del RAS, l’impiego di farmaci in grado di bloccare l’enzima di conversione della angiotensina I (ACE), denominati ACE-inibitori, ha dimostrato la capacità di migliorare la prognosi clinica e prevenire lo sviluppo e la progressione del danno d’organo nei pazienti affetti da ipertensione arteriosa, insufficienza cardiaca, cardiopatia ischemica e diabete mellito, soprattutto se complicato da coinvolgimento renale di varia gravità.



ASCOT: PRIMATO REALE

Cristiana Vitale - Giuseppe Rosano
Centro di Ricerca Clinica e Sperimentale
Dipartimento di Scienze Internistiche
IRCCS San Raffaele Roma

La British Hypertension Society ha recentemente pubblicato, congiuntamente al National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE), (ndr il NICE è un’organizzazione indipendente, responsabile di redigere anche le Linee Guida Nazionali per il Sistema Sanitario Nazionale del Regno Unito), la revisione di alcune delle raccomandazioni delle precedenti linee guida sull’ipertensione arteriosa.
La revisione di queste linee guida, pubblicata nel Luglio scorso sulla nota rivista medica anglosassone British Medical Journal (BMJ 2006; 333: 8), è stata anticipata, rispetto a quanto programmato, in seguito alla pubblicazione dei risultati di grandi trial clinici relativi al trattamento dei pazienti con ipertensione arteriosa. In particolar modo, le evidenze scientifiche emerse dopo la pubblicazione dello studio ASCOT (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial) e dei suoi sottogruppi ha portato alla necessità di aggiornare le raccomandazioni relative alla prescrizione dei farmaci per il controllo dell’ipertensione arteriosa (sezione 1.4 delle linee guida 18 NICE, pubblicate nell’Agosto del 2004), anche in relazione ad aspetti di costo/efficacia della terapia farmacologica.



UN CAFE CONTRO L’IPERTENSIONE

Cristiana Vitale - Giuseppe Rosano
Divisione di Cardiologia - Dipartimento di Medicina Interna - Ospedale San Raffaele – Tosinvest Sanità
Roma

Durante l’ultima edizione del congresso dell’American Heart Association, sono stati presentati i risultati dello studio CAFE (Conduit Artery Functional End-point), pubblicati recentissimamente su Circulation. Il trial CAFE è il primo in ordine di tempo dei sottostudi del megatrial ASCOT (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial), i cui risultati forniscono un ulteriore supporto scientifico all’importanza della scelta di un regime terapeutico basato sull’uso del calcio-antagonista nel trattamento dei pazienti con ipertensione arteriosa. Infatti, i dati provenienti dallo studio CAFE, integrando i risultati dell’ASCOT, dimostrano che il trattamento con amlodipina, in associazione o meno a perindopril, è in grado di ridurre la pressione aortica centrale in maniera più efficace rispetto all’associazione atenololo/diuretico e che questo effetto ha una importante rilevanza sugli eventi cardiovascolari futuri.



24 ORE DI STRAORDINARIO

Eugenio Cosentino
UO di Medicina Interna - Dipartimento di Medicina Clinica e Biotecnologia Applicata “B. Campanacci” Policlinico Sant‘Orsola - Università di Bologna

Stacanovista sul controllo della pressione arteriosa, telmisartan, grazie all’effetto sui PPAR-g, lancia la sfida alla sindrome metabolica

Il controllo dell’ipertensione arteriosa nella popolazione generale risulta ancora oggi largamente insufficiente con un’ampia percentuale di pazienti che si colloca assai lontano dai target ottimali suggeriti dalle linee guida. L’insufficienza dell’intervento terapeutico risulta eclatante nelle sottopopolazioni di pazienti ipertesi ad alto rischio quali, ad esempio, i soggetti diabetici e coloro che presentano una riduzione della funzionalità renale, nei quali la necessità di raggiungere un obiettivo pressorio più ristretto, rispetto alla popolazione ipertesa generale, riduce ulteriormente il successo dell’intervento terapeutico.



Tecnologia antipertensiva

Claudio Borghi - Eugenio Cosentino
Dipartimento di Medicina Clinica e Biotecnologie Applicate “D. Campanacci”, Università degli Studi di Bologna

Tra i farmaci appartenenti alla classe degli inibitori dei recettori dell'angiotensina II (ARBs), un ruolo di primo piano spetta all'olmesartan, il più recente inibitore dei recettori dell'angiotensina II introdotto in terapia. Poiché la biodisponibilità di olmesartan per via orale è bassa, si ricorre alla somministrazione del profarmaco (olmesartan medoxomil) che viene rapidamente metabolizzato dalle esterasi nella mucosa intestinale e nella circolazione portale, nel suo metabolita attivo olmesartan...


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Più potenza alla prevenzione nel paziente iperteso ad alto rischio CV

Oltre 15.000 ipertesi trattati per 4 anni.
Valsartan potenzia il controllo pressorio modulando il RAS e confermandosi trattamento chiave per abbattere il rischio cardio-cerebrovascolare

a cura di Claudio Borghi
Unità Operativa di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica e Biotecnologia Applicata "D. Campanacci", Università degli Studi di Bologna, Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna

L'evidenza dell'efficacia della terapia antipertensiva scaturisce dai risultati di una serie ormai innumerevole di studi clinici controllati che hanno dimostrato, in maniera inequivocabile, come la riduzione dei valori di pressione arteriosa, comunque ottenuta, si associ ad una minore incidenza di complicanze cliniche e di eventi potenzialmente mortali. In particolare, una ampia meta-regressione che racchiude tutti i più importanti studi clinici, pubblicata recentemente su Lancet a cura di J.Staessen e collaboratori, ha chiaramente dimostrato come sia possibile identificare una sorta di relazione curvilineare tra l'entità della riduzione pressoria, indotta dal trattamento antipertensivo e la corrispondente riduzione del rischio relativo di incorrere in un evento cardiovascolare, suggerendo come proprio la capacità di ridurre i valori di pressione arteriosa debba essere identificata come il solo elemento responsabile del beneficio clinico del trattamento antipertensivo....

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VALSARTAN, il sartano più studiato e meglio documentato per l'impiego terapeutico nel CONTINUUM CV

La storia clinica del paziente con danno cardiovascolare procede lungo un percorso fisiopatologico ormai ben definito, che inizia da fattori di rischioquali l'ipertensione arteriosa, le dislipidemie, il diabete mellito ed il fumo...


PROTEZIONE A 360° DOPO INFARTO MIOCARDICO

Valsartan dimostra la sua efficacia nel trattamento dei pazienti infartuati con funzione ventricolare depressa.

Gli ACE-inibitori hanno largamente dimostrato un ampio spettro di attività protettive nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, in modo particolare, nei soggetti con IMA...
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