Crisi ipertensiva....il rene...prima di tutto...
Fonte: Circulation 2010;121:2183-2191

altLo Studying the Treatment of Acute Hypertension (STAT) registry ha arruolato pazienti con ipertensione acuta severa (definita come e 1 misurazione della pressione arteriosa sistolica >180 mm Hg e/o diastolica >110 mm Hg e trattata con terapia antiipertensiva per via intravenosa). Di particolare interesse è apparsa l'evidenza che, all'ingresso, il 79% dei pazienti presentasse malattia renale cronica moderata (stimata come quota di filtrato glomerulare < 60 mL/min nel 46% dei casi e < 30 mL/min nel 22%). Inoltre, i pazienti con danno renale cronico risultavano maggiormente proni allo sviluppo di scompenso cardiaco (P<0.0001), infarto del miocardio non-ST (P=0.003) e danno renale acuto (P=0.007). Questi dati suggeriscono fortemente una stretta associazione tra danno e disfunzione renale ed outcome cardiovascolare in pazienti con ipertensione acuta severa. Inoltre, l'insufficienza renale cronica risulta essere una comune comorbilità nei pazienti ammessi in ospedale per crisi ipertensiva ed il danno renale acuto è una forma di danno d'organo acuto di grande rilievo in questa specifica condizione clinica.

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  • Non vi è associazione tra uso ACEI o ARB e positività al test COVID-19
    Fonte: Neil Mehta - JAMA Cardiol. May 5, 2020. doi:10.1001/jamacardio.2020.1855. Queste sono le conclusioni dello studio coordinato da Neil Mehta della Western Reserve University, Cleveland Clinic, Ohio, USA. il ruolo degli inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACEI) e dei bloccanti del recettore dell'angiotensina II (ARB) nel contesto della pandemia di coronavirus 2019 (COVID-19) è oggetto di accesi dibattiti. A tal proposito i ricercatori hanno voluto studiare l'associazione tra l'uso di ACEI / ARB e la probabilità di test positivo per COVID-19 e studiare i dati sugli esiti in sottogruppi di pazienti che assumevano ACEI / ARB e che sono risultati positivi per COVID-19 con condizione clinica grave (ad es. ricovero, ricovero in terapia intensiva e...leggi la news
  • I pazienti con insufficienza cardiaca con una FE conservata e anemia hanno un rischio maggiore di mortalità e ricovero in ospedale
    Fonte: Kartik Gupta - Am J Cardiol. 2020;125(9):1347-1354. Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordianta da Kartik Gupta dell’Università dell’Alabama a Birmingham,USA. In questa analisi post-hoc dello studio TOPCAT, è stato valutato il ruolo prognostico dell'anemia negli esiti cardiovascolari avversi (CV) nei pazienti con insufficienza cardiaca con una frazione di eiezione conservata (HFpEF). L'anemia è stata definita come emoglobina <12 g / dl nelle femmine e <13 g / dl nei maschi. L'outcome primario era un composto di mortalità CV, arresto cardiaco resuscitato (ACA) e ricovero per insufficienza cardiaca (HF). Gli esiti secondari erano i componenti dell'outcome primario, mortalità per tutte le cause, sia CV che non CV, ricovero per tutte...leggi la news
  • L’evolocumab riduce maggiormente il rischio cardiovascolare assoluto nei pazienti con un infarto miocardico recente rispetto a quelli con infarto miocardio pregresso
    Fonte: AMA Cardiol. May 20, 2020. doi:10.1001/jamacardio.2020.0882. Le linee guida dell’AHA/ACC del 2018 sulle dislipidemie ha identificato i pazienti con infarto miocardico (MI) recente (entro 12 mesi) come a rischio molto elevato, in cui è ragionevole aggiungere un inibitore del PCSK9 alla massima dose di statina tollerata combinata con ezetimibe se il loro livello di LDL colesterolo è di 70 mg / dL o maggiore o il livello di colesterolo non HDL è di 100 mg / dL o maggiore. A tal proposito i ricercatori hanno voluto esaminare l'efficacia clinica di evolocumab in pazienti con infarto miocardico recente. E’ stata eseguita un'analisi secondaria prespecificata sul FOURIER trial, in cui 27 564 pazienti con malattia cardiovascolare...leggi la news
  • Un rischio cardiovascolare più alto porta ad un maggiore declino della memoria episodica, della memoria di lavoro e della velocità percettiva ed è associato a neurodegenerazione e a lesioni vascolari nel cervello
    Fonte: Ruixue Song - JACC 2020, 75, 20, 2525-2534. Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Ruixue Song, del Tianjin Medical University, China. L'impatto del del rischio cardiovascolare sulle funzioni cognitive e sui cambiamenti della struttura del cervello rimane poco chiaro pertanto i ricercatori hanno voluto esaminare se il rischio cardiovascolare valutato dal punteggio di rischio cardiovascolare di Framingham (FGCRS) sia associato al declino cognitivo e alle differenze strutturali del cervello. All'interno del Rush Memory and Aging Project, 1.588 partecipanti senza demenza (età media: 79,5 anni) sono stati seguiti per un massimo di 21 anni. Il FGCRS è stato valutato al basale e classificato in terzili (più basso, medio e...leggi la news
  • Non vi sono differenze tra uomini e donne negli eventi ischemici dopo PCI nei pazienti con un alto rischio di sanguinamento, ma le donne sembravano mostrare un sanguinamento precoce maggiore e sanguinamento maggiore dal sito di accesso vascolare
    Fonte: Roxana Mehran - JAMA Cardiol. May 20, 2020. doi:10.1001/jamacardio.2020.0285. Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Roxana Mehran del Mount Sinai Hospital di New York, USA. Il sesso femminile è stato identificato come fattore di rischio per sanguinamento dopo intervento coronarico percutaneo (PCI) e potrebbe aver contribuito al sottoutilizzo di stent a rilascio di farmaco nelle donne. Questo rischio può essere ulteriormente aumentato tra i pazienti con un alto rischio di sanguinamento. Partendo da questo presupposto i ricercatori hanno voluto valutare gli esiti a 2 anni per sesso nei pazienti ad alto rischio di sanguinamento che sono stati arruolati nello studio LEADERS FREE. Questo studio è un'analisi secondaria prespecificata,...leggi la news

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