Cardiopatia del periparto: altra manifestazione della cardiomiopatia dilatativa?
Fonte: Circulation 2010;121:2169-2175.

La cardiopatia peripartum è una rara forma di insufficienza cardiaca congestizia, che si sviluppa nella fase avanzata della gravidanza o nei primi 5 mesi dopo il parto. Sono stati osservati casi aneddotici di clustering familiare di cardiomiopatia del peripartum (PPCM) e di casi familiari di PPCM e cardiomiopatia dilatativa idiopatica (DCM), il che suggerisce che i fattori genetici giocano un ruolo nella patogenesi della PPCM. Un gruppo di ricercatori olandesi ha ipotizzato che alcuni casi di PPCM siano parte dello spettro di DCM familiare, che si palesano nel periodo del periparto. Dei 90 casi di DCM familiare analizzati, 5 (6%) presentavano anche pazienti affette da PPCM. Lo screening cardiologico dei familiari di primo grado di 3 pazienti affette da PPCM che non avevano avuto un recupero completo dopo il parto, ha rivelato - in tutte - la presenza di casi di DCM non diagnosticata. Infine, l'analisi genetica ha rivelato una mutazione (c.149A> G, p.Gln50Arg) nel gene che codifica la troponina cardiaca C (TNNC1) che segrega con la malattia in una famiglia che presentava casi di DCM e un membro affetto da PPCM, sostenendo, almeno in questo caso, la natura genetica della malattia. Tali risultati suggeriscono che un sottoinsieme di PPCM potrebbe essere una manifestazione iniziale di DCM familiare. Questo potrebbe avere implicazioni importanti per lo screening cardiologico in tali famiglie.

  • La risonanza magnetica cardiaca nei pazienti oncologici in trattamento con antracicline e/o trastuzumab: qualche utilità?
    Fonte: Modi et al 10.1093/ehjci/jeaa279. Nei pazienti con cancro con cardiomiopatia tossica da antracicline/trastuzumab, i dati riguardanti la caratterizzazione tissutale ed in particolare il “late gadolinium enhancement” (LGE) alla risonanza magnetica cardiaca (RMC) sono contraddittori. Non è ancora chiaro se il trattamento con antracicline e/o trastuzumab è associato con LGE. Modi e colleghi hanno valutato alla RMC una vasta coorte di pazienti con cancro con sospetta cardiotossicità da antracicline e/o trastuzumab. I ricercatori hanno analizzato 298 pazienti, valutando la prevalenza, il pattern e il correlati del LGE. Hanno paragonato questi risultati con quelli di 100 pazienti con cancro che non ricevevano né antracicline né trastuzumab. Tra quelli che ricevevano antracicline e/o trastuzumab, 31 (10,4%) avevano...leggi la news
  • La disfunzione cardiaca e il danno subclinico nelle pazienti con cancro alla mammella in trattamento con antracicline
    Fonte: Zito 10.1093/ehjci/jeaa339. La disfunzione cardiaca è la maggiore manifestazione della cardiotossicità da terapia oncologica, ed è definita come la diminuzione di almeno 10 punti percentuale della frazione d’eiezione (FE), rispetto ad un valore <50%. L’ecocardiografia speckle tracking, permette invece di diagnosticare il danno cardiaco subclinico, attraverso la misurazione del global longitudinal strain (GLS). Attualmente, una riduzione del GLS maggiore del 15% dal valore di base è suggestiva di danno cardiaco, anche quando la FE è preservata. Zito e colleghi hanno effettuato uno studio multicentrico prospettico che coinvolgeva una coorte di 146 pazienti con cancro alla mammella. Le pazienti sono state divise in tre gruppi a seconda del trattamento che ricevevano: doxorubicina o epirubicina con...leggi la news
  • La gestione del paziente oncologico in cardiologia: quanto siamo lontani dalle linee guida?
    Fonte: 10.1093/ehjci/jeaa111 Stankovic et al. Nei paesi sviluppati, le patologie cardiovascolari e il cancro sono le cause maggiori di mortalità e morbilità. La prognosi dei pazienti affetti da diversi tipi di cancro comune è migliorata grazie alla diagnosi precoce e agli avanzamenti nella terapia. Comunque sia la tossicità precoce che tardiva è associata a molti tipi di trattamento e può complicare il decorso clinico, i benefici terapeutici e alterare la prognosi. Di conseguenza, il riconoscimento precoce, il monitoraggio e il trattamento della cardiotossicità sono diventati una parte essenziale della cura del paziente. Per tale motivo sono stati istituiti numerosi programmi multidisciplinari di cardioncologia per migliorare la gestione e la prognosi delle complicanze cardiovascolari nei pazienti...leggi la news
  • Diagnosi e trattamento dell'amiloidosi cardiaca: il position paper della società europea di cardiologia
    Fonte: Garcia-Pavia et al 10.1093/eurheartj/ehab072. Sono state recentemente pubblicate sull’ “European heart Journal” le raccomandazioni per la diagnosi e il trattamento dell’amiloidosi cardiaca. L’amiloidosi cardiaca è caratterizzata dalla deposizione extracellulare di proteine mal ripiegate nel cuore. Sebbene sia una condizione rara, dati recenti suggeriscono che sia una condizione sottostimata. Grazie alle nuove tecnologie diagnostiche, e ai progressi nelle terapie alternative, il riconoscimento e il trattamento dell’amiloidosi cardiaca è migliorato. Quando sospettare l’amiloidosi cardiaca?L’amiloidosi cardiaca appare tipicamente con una serie di segni extracardiaci e non che sono molto utili nel sospetto di questa patologia. Questi segni/sintomi sono detti “red flags” ed includono la proteinuria (anche lieve), la macroglossia, la sindrome del tunnel carpale. Abbiamo inoltre dei...leggi la news
  • Il paradosso dell'attività fisica: meglio effettuarla nel tempo libero?
    Fonte: Holtermann et al 10.1093/eurheartj/ehab087. L’attività fisica è un’importante misura di prevenzione cardiovascolare. Recenti studi hanno osservato che il potenziale effetto benefico dell’attività fisica dipende dal contesto in cui essa viene effettuata. Lo sport praticato durante il tempo libero determinerebbe minor insorgenza di patologie cardiache e di mortalità da tutte le cause, mentre l’evidenza per l’attività fisica occupazionale è meno forte. Una recente revisione sistematica ha mostrato che uomini che avevano una certa attività fisica occupazionale avevano un rischio aumentato di tutte le cause di mortalità. Un altro studio invece ha mostrato che l’intensa attività fisica occupazionale è associata ad un tasso minore di cancro, malattie coronariche e diabete di tipo II, mentre c'è un...leggi la news