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A B C D E F G H I L M N O P Q R S T U V Z

A

Abciximab:

(ReoPro nome commerciale) è un frammento Fab dell'anticorpo monoclonale chimerico 7E3 diretto contro il recettore della glicoproteina IIb/IIIa situato sulla superficie delle piastrine umane. L'Abciximab inibisce l'aggregazione piastrinica prevenendo l’attivazione dei recettori GPIIb/IIIa presenti sulle piastrine attivate, inoltre si lega al recettore della vitronectina sulle cellule endoteliali, esso è responsabile delle proprietà pro-coagulanti delle piastrine e delle proprietà proliferative delle cellule endoteliali e muscolari lisce della parete vasale. L'Abciximab è somministrato per via endovenosa e trova indicazione nelle nuove linee guida europee della rivascolarizzazione miocardica del 2010 in classe I B nei pazienti con NSTEMI ed alto carico trombotico alla angiografia ed in classe IIa B nei pazienti con STEMI e in classe IIa C nelle PCI d’elezione solo in condizioni di bailout.

Alteplase:

(Actilyse nome commerciale) Fibrinolitico che legandosi alla fibrina presente nel trombo trasforma il plasminogeno in plasmina che dà luogo a sua volta alla fibrinolisi locale con limitata proteolisi.  E’ utilizzato nei pazienti con STEMI che arrivano in ospedale senza emodinamica e il cui trasporto impiegherebbe più di 90 minuti. Anche nel trattamento dell'embolia polmonare massiva acuta con compromissione emodinamica.

Aggrastat:

nome commerciale del Tirofiban: antagonista dei recettori piastrinici IIb/IIIa.

Aneurismi dell’aorta:

sono delle dilatazioni abnormi di un tratto dell’aorta, l’arteria più grossa dell’organismo che origina dal ventricolo sinistro, causate dal cedimento della porzione elastica del vaso a causa di processi degenerativi, infiammatori o traumatici. Possono interessare tutte le porzioni dell’aorta (ascendente, discendente, toracica, addominale).

Angioseal:

è un sistema di emostasi del sito di accesso dell’arteria femorale comune. È costituito da tre componenti completamente riassorbibili: una spugna in collagene bovino, un’ancora in acido polilattico-coglicolico o polilattico-poliglicolico e una sutura riassorbibile a serraggio automatico. Sono disponibili 2 misure: da 6F (per introduttori da 4, 5 e 6F) e 8F (per introduttori da 7 e 8F). L’emostasi si ottiene per effetto meccanico dell’accoppiamento ancora-arteriotomia-collagene supportato dalle proprietà coagulanti del collagene. Tali componenti assicurano un’emostasi immediata, sono biocompatibili e vengono totalmente assorbiti in un tempo di 60-90 giorni.

Angiox:

nome commerciale della bivalirudina.

Angiografia:

L'angiografia è un esame radiologico che sfrutta i raggi X per ottenere la rappresentazione a scopo diagnostico dei vasi sanguigni o linfatici del corpo umano  tramite una tecnica che prevede l'infusione di un mezzo di contrasto idrosolubile all'interno dei vasi e la generazione di immagini. L'angiografia consente di visualizzare determinati distretti vascolari, al fine di studiarne morfologia e decorso, e svelarne eventuali alterazioni. A seconda della sede di iniezione, l'angiografia assume nomi particolari, come ventricolografia, aortografia, coronarografia ecc..

Angiosculpt:

è un pallone semi-compliante rivestito con una spirale di nitinol disegnata per aumentarne la forza radiale.

Antagonisti dei recettori piastrinici IIb/IIIa:

Essi vanno ad inibire reversibilmente il recettore glicoproteico IIb/IIIa; tale complesso svolge un ruolo fondamentale nel legame col fibrinogeno, il fattore di von Willebrand, la fibronectina e la vitronectina, la sua attivazione rappresenta la via finale comune per l’aggregazione piastrinica.

Aterectomia:

è una tecnica che permette l'asportazione parziale o completa della placca ateromasica o di alcune sue componenti.

Aterectomia direzionale (DCA):

è una tecnica che consiste, a differenza dell'angioplastica tradizionale, nella rimozione della placca aterosclerotica piuttosto che nella ridistribuzione e nel rimodellamento della placca stessa. L'aterectomia direzionale viene eseguita con un catetere speciale denominato aterotomo, e consente di recuperare, al termine della procedura, i frammenti di placca rimossi. L'aterectomia coronarica non comporta un aumentato rischio per il paziente ed è stata anzi associata a minore incidenza di restenosi in alcuni studi.

Aterectomia Rotazionale:

(Rotablator) è una procedura con la quale si cerca di disostruire l'arteria coronaria ristretta mediante il passaggio di una piccolissima fresa rotante a forma di palla da rugby (di oliva) montata sulla punta di un catetere che ruota ad alta velocità. Il Rotablator è in grado di asportare la placca aterosclerotica frantumandola in microscopici frammenti che verranno riassorbiti dai vasi capillari a valle della lesione. Date le sue caratteristiche (la parte distale della piccola fresa sulla punta del catetere è ricoperta di miscoscopici pezzetti di diamante), il Rotablator frantuma solo le placche indurite e calcifiche in quando le pareti elastiche dell'arteria deflettono la fresa. La decisione di usare il Rotablator invece o dopo aver utilizzato il palloncino da angioplastica dipende dalla sede e dalle caratteristiche della lesione: di solito si tratta di stenosi coronariche medio-severamente calcifiche e/o non dilatabili con il palloncino.

Atresia polmonare:

Malattia cardiaca congenita consistente nella mancata formazione della valvola che fa passare il sangue dal ventricolo destro ai polmoni (valvola polmonare). Vi sono due tipi di atresia polmonare. Nella prima, la più frequente, non vi è associato un difetto del setto interventricolare (che separa i due ventricoli di destra e di sinistra). La malattia, in questo primo caso, assume vari aspetti che vanno da un ventricolo destro estremamente piccolo (nel caso l'atresia si sia instaurata molto precocemente nella vita fetale) ad un ventricolo destro normale o quasi normale (nel caso in cui l'atresia si sia instaurata più tardivamente. Nel secondo caso, vi è associato un difetto del setto ventricolare: il ventricolo destro è in genere ben sviluppato (per la presenza di una comunicazione tra il ventricolo sinistro ed il ventricolo destro), ma le arterie polmonari sono piccole in modo variabile. Anche in quest'ultimo caso, la gravità della malattia dipende dalla precocità in cui si è instaurata nella vita fetale e, pertanto, dal grado di ridotto sviluppo (ipoplasia) del sistema costituito da polmoni, bronchi e trachea.

B

Bivalirudina:

è una sostanza sintetica derivata dall’irudina, sostanza anticoagulante prodotta dalle sanguisughe. È in grado di bloccare, nello specifico, una delle sostanze coinvolte nel processo di coagulazione, la trombina. La trombina è indispensabile per portare a termine il processo di coagulazione del sangue. Nelle nuove linee guida europee della rivascolarizzazione miocardica del 2010 in classe IB nei pazienti con NSTEMI ed alto e medio rischio ed in classe IB nei pazienti con STEMI.

BMS:

stent in metallo "nudo", cioè non rivestito da alcuna sostanza.

By-pass:

è una tecnica chirurgica a cui si ricorrere quando le arterie coronarie del cuore si restringono, o addirittura si occludono. Tramite l'intervento di by-pass si crea un ponte artificiale che permette di aggirare l'ostacolo alla circolazione. Questo ponte, chiamato appunto by-pass, è costituito da un tratto di vaso sanguigno sano e ben funzionante, che viene prelevato dal chirurgo al momento stesso dell'operazione. Quando possibile, si utilizzeranno preferibilmente alcuni segmenti delle arterie mammarie del paziente (che presentano caratteristiche funzionali ottimali per espletare al meglio l'azione di by-pass); in alternativa si ricorre a tratti della vena safena (ramo venoso degli arti inferiori).Questi segmenti vasali vengono poi innestati a monte e a valle della coronaria occlusa, creando il famoso by-pass; tale espediente permette di far riaffluire al cuore un apporto ottimale di sangue ed ossigeno.

 

C

CABG:

vedi By-pass - Cateterismo cardiaco: è una procedura non chirurgica indolore che consente la misurazione delle pressioni all’interno delle camere cardiache mediante l’inserimento di sondini attraverso una vena periferica (femorale, giugulare, omerale). Durante l’esame , saranno eseguiti prelievi di sangue , somministrazione di soluzione fisiologica o di farmaci per la valutazione di alcuni parametri.

Catetere guida:

è il catetere mediante il quale si eseguono le procedure di angioplastica; esistono di vari tipi e misure in base caratteristiche anatomiche dell’aorta e del vaso del paziente.

Clopidogrel:

è una tienopiridina che agisce inibendo in maniera irreversibile un recettore chiamato P2Y 12, l' adenosina difosfato chemocettrice ADP; viene utilizzata per la riduzione di eventi di origine aterosclerotica (infarto miocardico, ictus, morte per cause vascolari) in pazienti con precedenti di malattia aterosclerotica sintomatica, definita da ictus ischemico, infarto miocardico o arteriopatia obliterante periferica. Nelle nuove linee guida europee della rivascolarizzazione miocardica del 2010 viene indicato in classe IA nelle PCI d’elezione, in classe IB nei NSTEMI e in classe IC negli STEMI.

Contropulsatore:

(IABP, acronimo di Intra Aortic Ballon Pump) è il palloncino è realizzato in polietilene e riempito di elio, che ritmicamente si gonfiarsi in diastole e sgonfiarsi prima della sistole. Il gonfiaggio aiuta a spostare rapidamente il sangue verso il bulbo aortico, facendo salire la pressione diastolica e il flusso coronarico. Viene posizionato in caso di shock cardiaco, shock settico, sindrome da pre-shock, angina refrattaria, aritmie ventricolari intrattabili (conseguenti ad ischemia), contusione cardiaca e dispositivo di ponte verso altri “mechanical assist devices”.

Cutting balloon:

un pallone semi-compliante con delle microlame longitudinali sulla superficie esterna in grado di incidere la placca aterosclerotica,ha dato risultati positivi nel trattamento delle lesioni ostiali e/o calcifiche. La disposizione delle lame del cutting balloon è in grado di organizzare in maniera più omogenea la ridistribuzione della placca aterosclerotica, potenzialmente riducendo il ritorno elastico del vaso e lo scivolamento massivo di placca. Nelle biforcazioni, quindi, il cutting balloon può essere utilizzato in alternativa all’aterectomia nelle lesioni moderatamente calcifiche o fibrotiche. Tuttavia la rigidità conferita al pallone dalle lame fa sì che il cutting balloon non possa essere sempre utilizzato con successo, specie nelle lesioni distali, tortuose o estremamente calcifiche.

Culotte:

tecnica usata per trattamento delle biforcazione con tutti i tipi di angolo che consiste nell’inserimento di due stent che si embricati nella parte pre biforcazione e formano una neo carena. La tecnica consiste nel predilatare i due rami, poi si posiziona lo stent nel ramo più angolato fino nel vaso principale ; si dilatano le magli dello stent verso altro ramo e si posiziona altro stent embricato nella parte prossimale con il primo. Si conclude con dilatazione simultanea di due palloni.

Crush:

tecnica usata per stentare le biforcazione con angolo <90°; biforcazioni in cui è prioritaria una buona copertura dell’ostio del RS, la tecnica consiste nel posizionare due stent uno nel vaso principale ed uno nel vaso secondario. Gli stent vengono posizionati simultaneamente; per primo viene espanso quello nel vaso secondario con alcune maglie aggettanti nel vaso principale per coprire bene ostio e poi si espande lo stent nel vaso principale. Durante il gonfiaggio del pallone e l’espansione dello stent nel vaso principale le maglie dello stent impiantato nel ramo secondario che sporgono nel vaso principale vengono schiacciate ("crushing") contro la parete del vaso principale rimanendo al di sotto delle maglie dello stent impiantato nel vaso principale. Si conclude con prima postdilatazione ad alta pressione l’ostio del ramo secondario e poi con gonfiaggio simultaneo finale di 2 palloni ("kissing balloon") sul vaso principale e sul ramo secondario.

D

DES:

sigla usata per indicare gli stent medicati.

Difetto interatriale:

è la presenza di una comunicazione anomala tra atrio destro e sinistro con conseguente aumento di flusso di sangue a livello polmonare. In caso di difetto di dimensioni vicine o superiore al centimetro, in posizione centrale o comunque con margini adeguati, con presenza di shunt (passaggio di sangue anomalo) sinistro destro significativo, vi è indicazione a chiusura del difetto interatriale con un apposito dispositivo, in alternativa alla chiusura chirugica.

Dissezione aortica:

La dissezione o dissecazione aortica è la formazione di un secondo lume vasale (chiamato falso lume) all’interno dell’aorta dovuto allo slaminamento della parete vasale. Di solito la rottura della parete vasale avviene in presenza di un aneurisma aortico. Le dissezioni vengono classificate dal punto da cui ha origine il falso lume, la così detta breccia di entrata.

Dissezione di un vaso coronarico:

Si intende la separazione della media dalle adiacenti tuniche vascolari da parte di una lesione emorragica (con o senza lacerazione intimale), che spinge lo strato medio-intimale verso il centro del lume coronarico, producendo un impedimento di vario grado al normale flusso ematico. La dissezione coronarica può essere primitiva o spontanea e secondaria (angioplastica, trauma toracico).

 

E

Embolizzazione:

tecnica interventistica endovascolare che prevede l’occlusione di un vaso arterioso o venoso. Può essere effettuata con diversi dispositivi (coils, vascular plugs etc).

Emodinamica:

insieme dei principi e dei meccanismi che regolano la circolazione del sangue negli animali superiori. Poiché inizialmente la cateterizzazione cardiaca veniva effettuata a scopi solo diagnostici studiando le alterazioni emodinamiche in corso di patologia cardiovascolare, attualmente tale termine viene esteso e definisce in senso lato tutta l’attività endovascolare.

Emostasi (dispositivi):

qualunque procedura nel Laboratorio di Emodinamica prevede la cannulazione di una vena o di un’arteria. Quando ad essere cannulata è un’arteria, il tramite utilizzato può essere richiuso con dispositivi di emostasi che possono avere disegno e funzionamento variabili. Esistono dispositivi che richiudono il tramite con collagene (vedi Angioseal), con clip metalliche (vedi Starclose), con ancorette biodegrabili (vedi Femoseal) o con punti di sutura (vedi Proglide).

Endotelio:

strato di cellule appiattite che tappezzano i vasi sanguigni e ne regolano l’attività.

Endotelizzazione:

processo attraverso il quale in un segmento di un vaso sottoposto a danno di varia origine, ivi compreso il barotrauma che si verifica con l’angioplastica, si ripristina la continuità dell’endotelio mediante un meccanismo di proliferazione che parte dai segmenti contigui dove l’endotelio è ancora presente. Tale processo si verifica anche per qualunque dispositivo endovascolare che dopo un certo periodo viene ricoperto dall’endotelio e quindi escluso dal contatto col sangue circolante.

Endovascolare:

si riferisce a tutte le procedure diagnostiche e/o interventistiche effettuate inserendo il materiale diagnostico e/o terapeutico all’interno del vaso.

Endovascular aortic repair (EVAR):

procedura interventistica con la quale si esclude un aneurisma aortico mediante l’impianto di uno stent graft (endoprotesi aortica).

Endoprotesi:

termine riferito a qualunque dispositivo impiantato per via endovascolare a scopo terapeutico per il trattamento di patologia cardiache strutturali o patologie vascolari

Eparina non frazionata:

L'eparina non frazionata, estratta dalla mucosa intestinale di maiale o dal polmone di bovino, è una miscela eterogenea di polisaccaridi con un peso molecolare medio di 15.000 dalton. L'eparina agisce come anticoagulante legandosi con l'antitrombina plasmatica ed è in grado di agire rapidamente e con breve durata d'azione. E' spesso indicata come eparina standard.

Eparina a basso peso molecolare:

bemiparina, dalteparina, enoxaparina, reviparina e tinzaparina sono eparine a basso peso molecolare. Le eparine a basso peso molecolare, anche note con la sigla EBPM, sono derivate con metodi chimici o enzimatici dall'eparina standard (non frazionata). Questi metodi consentono di ottenere delle molecole di minori dimensioni (minor peso molecolare). Le EBPM hanno differenti proprietà biochimiche e farmacologiche e non sono intercambiabili fra di loro. Quindi ogni preparato deve essere valutato in studi clinici adeguati che valutino non solo l'efficacia clinica anticoagulante di ogni preparato, ma anche gli effetti collaterali. La durata d’azione delle eparine a basso peso molecolare è più lunga rispetto all’eparina non frazionata.

Eptifibatide:

è un inibitore dell'aggregazione piastrinica e appartiene alla classe degli RGD (arginina-glicina-aspartato) mimetici. Eptifibatide inibisce in maniera reversibile l'aggregazione piastrinica ostacolando il legame con il fibrinogeno, il fattore di von Willebrand e gli altri leganti adesivi ai recettori delle glicoproteine GP IIb/IIIa. Eptifibatide inibisce l'aggregazione piastrinica in maniera dose e concentrazione dipendente. L'inibizione delle piastrine è rapidamente reversibile con un ritorno ai valori basali di funzionalità piastrinica (> 50 % di aggregazione piastrinica), entro 4 ore dal termine dell'infusione.

Extra back-up:

termine anglossassone che si riferisce a cateteri guida con curvatura particolare che consentono di avere un maggiore supporto durante la procedura interventistica.

Extra support:

termine riferito a guide utilizzate durante procedure interventistiche e/o diagnostiche durante le quali una guida con caratteristiche standard non consente di far progredire il materiale endovascolare a causa di importanti tortuosità o calcificazioni della parete vasale.

F

Femoseal:

Dispositivo di emostasi arteriosa che chiude l’arteriotomia tra due dischi di materiale bioriassorbibile.

Fibrina:

sostanza proteica che si forma all'atto della coagulazione del sangue per azione della trombina a partire dal fibrinogeno.

Filoguida (anche detto semplicemente guida):

guida in materiale metallico e/o sintetico che viene utilizzato come supporto per la navigazione endovascolare di materiale diagnostico e terapeutico. Ne esistono diverse tipologie con la possibilità di sia in termini di supporto (proporzionale al grado di rigidità del filoguida) sia in termini di funzionamento (ad esempio esistono guide ricoperte con materiale idrofilico che consentono di navigare con maggiore fluidità all’interno delle strutture cardiovascolari).

Filtro cavale:

Il filtro cavale è un dispositivo metallico, che viene posizionato all’interno della vena cava. Il filtro cavale serve appunto a “filtrare” il sangue proveniente dalla vena cava inferiore impedendo che coaguli ematici, provenienti dagli arti inferiori o dalla stessa vena cava (in corso per esempio di una trombosi), migrando, possano embolizzare in arteria polmonare. La sede di impianto è il tratto addominale della vena cava inferiore.

Fluoroscopia:

I raggi x possono attraversare molti oggetti fra cui il corpo umano con intensità variabile a seconda della densità dei corpo producendo così un’immagine legata alla differenza di densità (naturale o provocata ad arte) fra le varie strutture anatomiche. La fluoroscopia usa un fascio continuo di radiazioni X per creare una sequenza di immagini rappresentate su di un monitor che consentono la valutazione anatomica “in movimento”. Tramite fluoroscopia è possibile visualizzare strutture anatomiche con differente densità naturale. In campo cardiovascolare in realtà si utilizzano dei mezzi di contrasto che aumentano la radiopacità delle strutture nelle quali vengono iniettati consentendo una visualizzazione delle strutture cardiache e/o vascolari in maniera selettiva.

Fondaparinux:

Il fondaparinux è un analogo sintetico della catena pentasaccaridica dell'eparina che si lega solo all'antitrombina aumentando il blocco del fattore Xa. L'emivita di 17-21 ore consente un'unica somministrazione al giorno.

Fractional flow reserve (FFR):

La FFR misura il gradiente di pressione tra il segmento coronarico a monte della stenosi e quello a valle. La pressione a monte viene rilevata tramite il catetere guida collegato ad un trasduttore di pressione. La pressione a valle viene misurata mediante una particolare guida per angioplastica coronarica dello spessore di 0.014’’ come tutte le guide per angioplastica, ma che possiede in prossimità della punta un microtrasduttore di pressione ad alta fedeltà. L’entità della stenosi viene espressa dal rapporto tra il valore della pressione media a valle e quello a monte della stenosi. In condizioni di flusso assolutamente normale tale rapporto è 1. Si effettua una misurazione di base ed una dopo infusione endovenosa di adenosina. Se è presente una stenosi ischemizzante, la differenza tra la pressione media a valle ed a monte della stenosi aumenta. Quando tale rapporto scende al di sotto di 0.80 vi è indicazione ad effettuare l’intervento percutaneo.

Free flow:

caratteristica di alcune endoprotesi vascolari nelle quali un segmento del dispositivo non è ricoperto da tessuto sintetico per consentire il flusso in eventuali rami collaterali che hanno origine in una zona del vaso dove è indispensabile far “atterrare” l’endoprotesi per un suo corretto ancoraggio.

G

Gittata cardiaca:

volume di sangue messo in circolazione dal cuore in un minuto.

Glicoproteina IIb/IIIa:

glicoproteina espressa sulla membrana piastrinica (GPIIb/IIIa, che rappresenta il principale recettore del fibrinogeno e mediatore dell’aggregazione piastrinica.

Gradiente di pressione:

differenza di pressione registrata tra due diverse strutture cardiovascolari (ad esempio tra ventricolo sinistro ed aorta) o tra due segmenti contigui di un vaso. La differenza di pressione definita appunto gradiente viene generato da un ostacolo al flusso di sangue da una struttura all’altra o da un segmento del vaso all’altro.

Graft:

Letteralmente tale termine si riferisce a qualunque tessuto impiantato chirurgicamente allo scopo di sostituire o riparare un difetto. In Emodinamica in genere si riferisce al by-pass aorto-coronarico (vedi CABG).

H



 

I

Intra-aortic balloon pump (IABP):

pallone da contro pulsazione aortica

Impella:

sistema per assistenza ventricolare sn minimamente invasiva, costituito da un catetere tipo pig-tail, che si posiziona attraverso la valvola aortica e da una pompa, capace di aspirare sangue dal ventricolo sn e riversarlo in aorta ad una velocità di 2,5 L/min.

Inoue pallone di:

catetere a pallone per valvulotomia mitralica; prende il nome dal cardiochirurgo giapponese che l’ha ideato.

Intra-Vascular UltraSound (IVUS):

ecografia intravascolare.

L

Late Lumen Loss:

riduzione tardiva del lume intrastent, dovuto ad iperplasia intimale.

Leak:

perdita (periprotesica, paravalvolare).

M

Mandrino:

filo metallico inserito nel lume di alcuni cateteri.

MAPCAS:

Major Aorto-Pulmonary Collateral Arteries.

Margine acuto:

regione cardiaca corrispondente ad una porzione del ventricolo destro; è in rapporto con la superficie del diaframma; è irrorata da rami del Margine Acuto della coronaria dx.

Margine ottuso:

regione cardiaca comprendente la parete laterale del ventricolo sinistro, in stretto rapporto con la parete mediale del polmone sinistro; è irrorata da rami del Margine Ottuso dell’arteria circonflessa.

Maverick (Boston Scientific):

catetere a pallone per angioplastica coronarica.

MO.MA® Proximal Cerebral Protection Device (Invatec-Medtronic):

dispositivo di protezione embolica prossimale per il trattamento percutaneo della stenosi carotidea, provvisto di due palloni che agiscono occludendo rispettivamente la Carotide Comune e la Carotide Esterna; il flusso nella carotide interna è completamente interrotto e l’angioplastica e lo stenting vengono eseguiti attraverso il lume centrale del catetere dal quale può essere aspirato l’eventuale materiale embolico prodotto dall’angioplastica.

Mullins™ introduttore:

introduttore per procedure transettali atriali (Medtronic Inc.).

Monorail catetere:

anche detto a scambio rapido; si caratterizza per il fatto che il filo guida passa in un apposito lume solo nell’estremità prossimale del catetere, cosa che consente cambi rapidi di catetere con guide corte.

N

NEVOTM (Cordis® - Johnson & Johnson company):

stent ad eluizione di Sirolimus; la piattaforma dello stent è costituita da cromo-cobalto sulla sua superficie sono presenti centinaia di piccoli serbatoi ( reservoirs ), ognuno dei quali funge da repository in cui caricare farmaco e polimero; tale endoprotesi presenta il 75% di superficie di metallo nudo ed il polimero è bio-riassorbibile.

Nitinolo:

lega metallica di Nikel e Titanio caratterizzata da memoria di forma e superelasticità.

O

Occluder:

dispositivi per occlusione di DIA, PFO, DIV, Dotto di Botallo, vasi periferici Ostium primum – difetto del setto interatriale: difetto situato antero-inferiormente rispetto alla fossa ovale, delimitato da una rima di tessuto settale posteriormente e superiormente e dalla continuità valvolare mitrale-tricuspidale antero-inferiormente; normalmente di grandi dimensioni; l’anello mitralico è spostato verso l’apice con le porzioni settali delle valvole AV che si inseriscono alla stessa altezza sulla cresta del setto inteventricolare; può essere un difetto parziale o totale atrio-ventricolare a seconda che sia presente o meno un difetto dell’afflusso ventricolare e si può associare a cleft del lembo anteriore della mitrale e a cleft del lembo settale della tricuspide.

Occlusione coronarica cronica (OCC):

Si considera cronica un’ostruzione coronarica datante da almeno 3 mesi con completa assenza del flusso anterogrado a valle (flusso TIMI 0). Il vaso più frequentemente coinvolto è la coronaria destra, seguono, in ordine, la iscendente anteriore e la circonflessa. una OCC è costituita da un cappuccio fibroso prossimale duro, da un segmento intermedio di tessuto più lasso, quindi da un cappuccio fibroso distale, meno duro di quello prossimale. Nelle OCC di durata > 3 mesi la porzione centrale va incontro ad un processo di rimodellamento negativo con sostituzione del tessuto molle da parte di tessuto fibroso. Con il perdurare della OCC si sviluppano neocanali, presenti nell’85% dei casi in cui l’occlusione ha durata superiore a 1 anno. Questi neocanali hanno diametro medio di circa 200 micrometri, quindi inferiore al potere di risoluzione della coronarografia. Essi possono essere sia intraluminali (e in questo caso è facilitata la progressione del filo guida in corso di PCI) sia extraluminali, i cosiddetti bridging collaterals, in connessione con i vasa vasorum dell’avventizia (e in questo caso il passaggio della guida può essere reso più difficile). Questa fitta rete di neocanali rende istologicamente “vere” solo il 22% delle occlusioni angiografiche. Infiltrati infiammatori (macrofagi, linfociti, cellule schiumose) frequentemente coesistono in stretta relazione con questa rete capillare, ma non è chiaro se l’infiammazione sia la causa o l’effetto della neovascolarizzazione. Sono frequenti le calcificazioni, generalmente correlate alla durata della OCC, sebbene talora presenti anche in ostruzioni di durata < 3 mesi. Le calcificazioni sono soprattutto prossimali, o localizzate agli estremi prossimale e distale della OCC.

Optical Coherence Tomography (OCT):

tomografia a coerenza ottica.

Ostium secundum - difetto del setto interatriale:

difetto del setto interatriale a livello della fossa ovale, derivante da perforazione, assenza o insufficiente sviluppo del septum primum; prende il nome dall’aspetto di allargamento dell’ostium secundum.

Over-the-wire catetere:

catetere (pallone per angioplastica o stent) che si caratterizza per la presenza di due lumi nella sua intera lunghezza: uno per la guida, sulla quale il catetere stesso scorre e l’altro per il pallone.

P

PCI (Percutaneous Coronary Intervention) o PTCA (Percutaneous Transluminal Coronary Angiography):

I termini PCI o PTCA sono utilizzati nel linguaggio comune per indicare una procedura di angioplastica coronarica, strategia terapeutica effettuata spesso subito dopo lo studio coronarografico diagnostico con lo scopo di dilatare un ramo coronarico occluso, o significativamente ristretto, per la presenza di una placca aterosclerotica stabile, che spesso può dare segno di sé durante lo sforzo fisico sotto forma di angina, oppure di una placca instabile e quindi complicata da un processo infiammatorio acuto che ha dato luogo all’attivazione piastrinica prima e alla cascata coagulativa poi e le cui manifestazioni cliniche sono le Sindromi Coronariche Acute. La procedura viene effettuata in anestesia locale, attraverso la puntura dell’arteria femorale profonda o, in alternativa, di quella radiale o brachiale. Attraverso l’introduzione di un catetere si risale dunque attraverso il circolo arterioso fino agli osti coronarici, si opacizzano le coronarie con l’uso di un mezzo di contrasto iodato, individuando così i vasi “malati” (ristretti o occlusi) che necessitano di una rivascolarizzazione. L’angioplastica può essere effettuata dilatando con un palloncino l’arteria (POBA) oppure impiantando, dopo la dilatazione, uno stent. Una procedura sempre più diffusa, grazie allo sviluppo di stent sempre più maneggevoli, è la riapertura del vaso direttamente con lo stent (stenting diretto). L’angioplastica è una procedura che utilizza radiazioni ionizzanti.

PCI Facilitata:

Trattamento oggi in disuso in cui una SCA STEMI viene pretrattata con metà dose o dose piena di fibrinolitico per ridurre il tempo di occlusione coronarica nel periodo precedente la procedura interventistica. Tale strategia terapeutica oggi è stata abbandonata in quanto non esistono prove di un beneficio clinico significativo, mentre è stato osservato un aumento di complicanze emorragiche maggiori.

PCI Primaria:

Strategia terapeutica di rivascolarizzazione coronarica meccanica di una sindrome coronarica acuta STEMI. L’angioplastica primaria deve essere considerata la terapia di scelta rispetto alla fibrinolisi nei casi in cui il tempo precoronarico è ≤ 120 minuti, in presenza un infarto anteriore esteso, di uno shock cardiogeno o di un infarto del ventricolo destro.

PCI Rescue:

Angioplastica effettuata su un’arteria coronarica che rimane occlusa nonostante la terapia fibrinolitica. Gli elementi clinici che permettono di riconoscere precocemente una fibrinolisi inefficacesono segni ECG (riduzione del sopraslivellamento ST < 50% nelle derivazioni con maggiore elevazione del tratto ST entro 60-90 minuti dall’inizio della fibrinolisi) e/o sintomi clinici (persistenza di dolore o equivalenti ischemici).

Q



 

R

Restenosi:

La restenosi è un fenomeno progressivo che inizia nelle primissime ore dopo l’intervento, si completa nei 3-6 mesi successivi ed è ascrivibile al variabile intrecciarsi di tre meccanismi patogenetici principali: 1) il ritorno elastico precoce (recoil), 2) il rimodellamento avventiziale, 3) la proliferazione neointimale. L’impianto di stent coronarici è in grado di eliminare le due componenti meccaniche del processo (recoil e rimodellamento), ma non la proliferazione intimale, che, al contrario, appare particolarmente accentuata rispetto ad altre tecniche di trattamento percutaneo. In circa il 50-60% dei casi la comparsa di restenosi all’interno dello stent si accompagna a recidiva di ischemia la quale potrà richiedere un nuovo intervento di rivascolarizzazione. I risultati a distanza del reintervento percutaneo sono correlati con l’aspetto angiografico della lesione restenotica: la prognosi è buona per le forme focali,per le quali è sufficiente un trattamento con solo palloncino, mentre è peggiore per lesioni di tipo diffuso, che presentano un’alta incidenza di recidive anche quando trattate con tecniche complesse. Una classificazione angiografica utile sul piano prognostico distingue le restenosi in quattro tipologie: il primo tipo identifica le forme focali (lunghezza < 10 mm); il secondo tipo è caratterizzato da una lesione > 10 mm confinata entro la superficie dello stent; il terzo tipo da una lesione > 10 mm che si estende al di fuori dello stent; il quarto tipo da un’occlusione completa. La tendenza consolidatasi negli ultimi anni a ridurre sensibilmente l’utilizzo di stent lunghi o multipli haridotto la frequenza delle forme più sfavorevoli di restenosi. Fattori clinici favorenti lo sviluppo di restenosi intrastent sono: il diabete mellito, l’insufficienza renale cronica in trattamento dialitico, il sesso femminile e l’età avanzata. Di queste tuttavia solo il diabete è segnalato in quasi tutte le casistiche. Per le altre situazioni la maggiore ricorrenza di restenosi è probabilmente ascrivibile alla coesistenza di fattori angiografici sfavorevoli quali lesioni coronariche diffuse e calcifiche (anziani e dializzati) o al trattamento di vasi di piccolo calibro (sesso femminile).

S

Safena, vena:

La vena grande safena, che costituisce la vena più grossa dell’organismo, inizia nel punto in cui la vena dorsale dell'alluce confluisce nell'arco venoso dorsale del piede, percorre anteriormente il malleolo mediale (dove può spesso essere palpata), proseguendo quindi lungo la parte mediale della gamba, all'altezza del ginocchio segue il bordo posteriore dell'epicondilo mediale femorale. La vena corre poi lungo la superficie anteriore della coscia prima di entrare in un'apertura nella fascia lata chiamata fossa ovale, dove, all’interno del triangolo di Scarpa, si unisce con la vena femorale superficiale. La vena piccola safena nasce dai rami esterni delle vene del piede, risale, circondando posteriormente il malleolo esterno, la faccia posteriore della gamba, prosegue mantenendo un decorso sottocutaneo fino al terzo/medio–terzo/superiore della gamba, dove perfora la fascia e, risalendo fino al cavo del poplite, si getta nella Vena Poplitea. Spesso questo segmento venoso viene utilizzato dai cardiochirurghi per effettuare un bypass aorto-coronarico (Ao-Co) quando non è disponibile un graft arterioso (arteria mammaria interna, arteria radiale, arteria gastroepiploica) o se è necessario l’utilizzo di più graft (come succede in caso di triplice bypass AoCo). L’asportazione del condotto non provoca solitamente alterazioni sostanziali a carico dell’arto, in quando il sistema venoso è perfettamente in grado di vicariare il segmento asportato.

STS Score:

L’STS Score è un punteggio ideato dalla Società Americana di Chirurgia Toracica utilizzato per valutare mortalità intraoperatoria e morbilità post operatoria in seguito ad intervento di chirurgia cardiaca. È basato su un’ampia ed eterogenea casistica di pazienti cardiopatici (sia ischemici che valvolari) e fornisce dati attentibili per la valutazione del rischio operatorio. L’STS score considera da un lato la tipologia di intervento cardochirurgico a cui il paziente dev’essere sottoposto (bypass Ao-Co, sostituzione o riparazione valvolare, ventricolo plastica solo per fare alcuni esempi) e dall’altro le caratteristiche cliniche del paziente (età, sesso, peso, altezza, comorbilità e patologie associate).

Seldinger (tecnica di):

La tecnica di Seldinger viene utilizzata per reperire accessi vascolari, sia arteriosi che venosi. Consiste nella puntura transcutanea del vaso a cui si vuole accedere mediante un ago il cui diametro interno misura in genere dai 21 ai 18 gauge (0.8-1.2 mm), attraverso il quale viene introdotta all’interno del vaso una guida metallica o idrofilica. Una volta che la guida è all’interno del vaso, l’ago viene rimosso, e sulla guida viene fatto avanzare un introduttore, le cui dimensioni variano in base alla sede di accesso vascolare ed alla procedura che si intende effettuare, e che assicura un accesso stabile al vaso.

Shunt:

Lo shunt è un passaggio di sangue attraverso comunicazioni anomale fra cavità cardiache destre e sinistre o fra arterie e vene. Queste comunicazioni si possono avere in caso di cardiopatie congenite o in caso di rottura dei setti che dividono le camere cardiache destre da quelle sinistre. L’identificazione di uno shunt viene effettuata in genere attraverso metodiche non invasive quali l’ecocardiografia transtoracica o transesofagea. Per una quantificazione più precisa dell’entità degli shunt è necessario invece un approccio invasivo mediante cateterismo destro.

Sildenafil:

Il Sildenafil è un potente inibitore selettivo della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5) cGMP-specifica, enzima responsabile della degradazione di cGMP. Tale enzima è presente nella muscolatura liscia dei vasi polmonari e nel corpo cavernoso del pene, dove un aumento della cGMP produce dilatazione vasale. Il sildenafil viene attualmente utilizzato in pazienti affetti da ipertensione polmonare di classe funzionale III dell´OMS (pazienti con una notevole limitazione nell'attività fisica), al fine di migliorare la capacità di fare esercizio fisico e nei pazienti affetti da disfunzione erettile. L´efficacia è stata dimostrata nell´ipertensione polmonare primaria e nell´ipertensione polmonare associata a malattia del tessuto connettivo. La somministrazione, nei soggetti affetti da ipertensione polmonare, è per via orale, alla dose di 20 mg tre volte al giorno. L’emivita è di circa 4 ore e l’escrezione principalmente attraverso la via fecale (80% della dose somministrata). Essendo un vasodilatatore il suo uso è sconsigliato in concomitanza a nitrati per il rischio di grave ipotensione arteriosa sistemica.

Simmons (cateteri):

Sono dei cateteri con curva particolare utilizzati per le angiografie carotidee.

Sirolimus-Eluting stent:

I Sirolimus-eluting stents (SES) sono stent medicati con Sirolimus (o rapamicina), un macrolide utilizzato come immunosoppressore per prevenire il rigetto nei trapianti d’organo. Le sue proprietà antiproliferative sono state sfruttate in cardiologia per ridurre la crescita delle cellule muscolari lisce all’interno degli stent coronarici, quindi la formazione della neointima, ed in ultima analisi per prevenire la restenosi intrastent. Il farmaco viene applicato alla struttura metallica dello stent legato ad una matrice polimerica che ne permette il rilascio lento e graduale. Gli stent medicati con Sirolimus sono stati fra i primi, circa un decennio fa, ad essere impiegati su larga scala. Sono di recente introduzione stent medicati con farmaci derivati dal Sirolimus (zotarolimus, everolimus, biolimus), sviluppati per migliorare l’efficacia antiproliferativa e per ridurre al minimo il profilo di rischio, soprattutto in termini di trombosi intrastent.

Sistemi di assistenza ventricolare (Tandem heart, Impella, Jarvyk):

I sistemi di assistenza ventricolare (VAD, ventricular assistance devices) sono dispositivi che forniscono un supporto meccanico alla circolazione nei pazienti con scompenso cardiaco refrattario. Esistono VAD per il ventricolo destro (RVAD) e per il ventricolo sinistro (LVAD), che sono i più utilizzati, o per entrambi i ventricoli (BiVAD). Alcuni VAD sono stati ideati per periodi di tempo brevi, altri per periodi di tempo più lunghi, spesso come ponte al trapianto cardiaco. Supportano, o spesso vicariano la funzione di pompa del cuore. La camera della pompa costituisce la porzione essenziale del device. L’interfaccia sangue-dispositivo è costituita in modo tale da non traumatizzare le componenti ematiche e da non avere attività trombogena o immunogena.

Sodio Bicarbonato:

Il sodio bicarbonato (o bicarbonato di sodio) è un sale utilizzato per la prevenzione della nefropatia indotta dai mezzi di contrasto. Il bicarbonato di sodio agisce alcalinizzando le urine e riduce l’incidenza delle nefropatie acute Le misure d’idratazione atte a prevenire la nefropatia da contrasto sono, ad oggi, oggetto di controversie: recenti studi hanno infatti dimostrato che l’utilizzo del bicarbonato di sodio in infusione sembra ridurre l’incidenza della nefropatia da contrasto, così come l’utilizzo dell’N-Acetilcisteina. Attualmente non è possibile stabilire quale delle due tecniche sia, però, la più efficace.

Spider (filtro per catetere):

I sistemi di protezione embolica distale vengono utilizzati per impedire la migrazione di frammenti di placca aterosclerotica e/o trombo, evento che può complicare una procedura di angioplastica coronarica o carotidea. I filtri di protezione consistono in una struttura (o scheletro) metallica ricoperta da una membrana di polietilene o una rete fitta di fili di nitinolo, che presentano fori che variano di diametro dai 80 ai 200 µm. I filtri sono generalmente fissati alla porzione distale di una guida da 0.014". Durante la procedura, i filtri sono avvolti all'interno di un catetere di rilascio con il quale sono portati distalmente alla stenosi. Passata la lesione, si avanza il sistema fino a poca distanza dalla stenosi e si espande il filtro ritirando il catetere di rilascio. A fine procedura si chiude il filtro con un catetere da ritiro e si rimuove dal vaso. Possibili complicazioni legate al filtro sono il vasospasmo dovuto alla presenza della guida all'interno del vaso, solitamente reversibile con la somministrazione di nitrati. Una parziale o completa occlusione del vaso può essere dovuta all'occlusione dei pori da parte del materiale embolizzato o aggregato all'interno del filtro. Questa riduzione del flusso si risolve con la rimozione del filtro. Per evitare l'aggregazione nel filtro è consigliabile una adeguata anticoagulazione (ACT tra 250 e 300 secondi).

Stanford, Classificazione di:

La classificazione di Stanford, insieme alla classificazione di De Bakey, viene routinariamente utilizzata per classificare gli aneurismi dell’aorta.
Secondo questa classificazione gli aneurismi aortici vengono suddivisi in due categorie: tipo A che comprende tutti gli aneurismi che coinvolgono l’aorta ascendente, e tipo B che invece comprende tutti gli aneurismi che non coinvolgono l’aorta ascendente (cioè che originano a valle del tronco anonimo).

Stenosi valvolare aortica:

Si definisce stenosi valvolare aortica la ridotta apertura sistolica dell’orifizio valvolare aortico. Rappresenta la patologia valvolare più diffusa nei paesi industrializzati, fenomeno legato al progressivo incremento della durata media della vita. Infatti, se in era pre-antibiotica la principale causa di tale patologia era la malattia reumatica, attualmente la stenosi valvolare aortica è principalmente su base degenerativa (per calcificazioni delle cuspidi valvolari). La progressiva riduzione dell’orifizio valvolare determina un aumento della pressione sistolica all’interno del ventricolo sinistro, un prolungamento del tempo di eiezione, un incremento dei valori di pressione diastolica e una diminuzione della pressione aortica: si viene così a creare un gradiente tra ventricolo sinistro ed aorta. Il cuore reagisce al sovraccarico pressorio con l’aumento della massa ventricolare (ipertrofia di tipo concentrico) che a suo volta porta ad un aumentato consumo di ossigeno e ad una ridotta perfusione coronarica. Quando i meccanismi di compenso non sono più sufficienti, il ventricolo sinistro non è più in grado di garantire un’adeguata gittata cardiaca, nonostante l’aumento del precarico (afterload mismatch). La progressione della patologia è spesso insidiosa, potendo passare anche anni prima della comparsa dei sintomi. Una volta che il paziente diviene sintomatico (dispnea, angor e sincope) la prognosi è infausta, portando a morte nell’arco di 2-5 anni e la terapia farmacologica diventa insufficiente. La severità della stenosi aortica si classifica sia mediante l’area valvolare che mediante i gradienti trans valvolari.
Attualmente, il gold standard per il trattamento dei pazienti affetti da stenosi aortica severa sintomatici è la cardiochirurgia, ma recenti studi hanno dimostrato che circa il 33% dei pazienti da sottoporre ad intervento cardochirurgico vengono considerati inoperabili a causa dell’elevate comorbilità e quindi dell’alto rischio operatorio (Euro Score e STS Score). Dal 2002 esiste tuttavia la possibilità di effettuare la sostituzione valvolare aortica interamente per via percutanea (TAVI vedi voce).

Stenosi valvolare mitralica:

Si definisce stenosi valvolare mitralica la ridotta apertura diastolica dell’orifizio valvolare mitralico. Valvulopatia estremamente diffusa come conseguenza della malattia reumatica, risulta ad oggi quasi scomparsa in seguito a terapia antibiotica. La ridotta apertura valvolare determina un sovraccarico all’interno dell’atrio sinistro, che deve generare una pressione maggiore per poter garantire il riempimento ventricolare. Il sovraccarico pressorio si ripercuote a monte, nel circolo polmonare, provocando dispnea ingravescente fino all’edema polmonare. L’atrio va incontro a dilatazione che a sua volta provoca l’insorgenza di aritmie sopraventricolari, prima fa tutte la fibrillazione atriale. Sintomi tipici della stenosi mitralica sono: dispnea, cardiopalmo ed astenia. La diagnosi è ovviamente ecocardigrafica e la gravità della stenosi mitralica si classifica in base al gradiente transvalvolare ed all’area valvolare mitralica.

Stenosi Valvolare Polmonare:

Si definisce stenosi valvolare polmonare la ridotta apertura sistolica dell’orifizio polmonare. Valvulopatia quasi sempre congenita, causa ipoafflusso polmonare con conseguente cianosi e ridotta crescita del paziente. A seconda dell’entità della stenosi e della coesistenza o meno di shunts intra- e/o extra-cardiaci atti a garantire mix arterovenoso (DIA, DIV, pervietà del botto di Botallo), si pianificherà la tempistica dell’intervento (sia percutaneo che chirurgico).

Stent:

Lo stent è una struttura metallica cilindrica a maglie che viene introdotta nel lume dell’arteria e viene fatta espandere a livello della stenosi fino a raggiungere un diametro pari a quello originario del vaso. Esistono stent utilizzabili nei diversi distretti arteriosi: coronarico, carotideo, iliaco-femorale, etc. Gli stent coronarici vengono utilizzati fin dalla metà degli anni ottanta, ma solo nel 1994 la FDA (Food and Drug Administration) ne ha approvato l’uso elettivo e da allora numerosi studi ne hanno dimostrato la maggior efficacia rispetto all’angioplastica con solo palloncino in termini di MACE (morte, infarto, rivascolarizzazione del vaso trattato) ed di outcome clinico globale. Gli stent hanno conosciuto numerose ed importanti evoluzioni, cambiando radicalmente il trattamento della cardiopatia ischemica, sia acuta che cronica. Gli stent coronarici hanno fortemente ridotto alcuni degli aspetti essenziali della restenosi, in particolare il recoil vascolare precoce ed il rimodellamento costrittivo tardivo, ma tuttavia essi accentuano la proliferazione neointimale. Sono stati pertanto sviluppati nell’ultimo decennio stent medicati con farmaci antiproliferativi, che hanno ulteriormente ridotto l’incidenza globale di restenosi.

Stroke:

infarto cerebrale che si manifesta con deficit neurologici che indicano una lesione stabile. Si definisce ictus in evoluzione (evolving stroke) un infarto cerebrale in accrescimento che si manifesta con deficit neurologici che peggiorano in 24-48 h. sintomi e segni: l'insorgenza è improvvisa. Nell'ictus in evoluzione l'alterazione neurologica unilaterale (che spesso inizia in un braccio e quindi si estende in modo progressivo ipsilateralmente) peggiora senza sintomatologia dolorosa, cefalea o febbre, nell'arco di diverse ore e nei primi uno o due giorni successivi. La progressione di solito è a scalini, interrotta da periodi di stabilità, ma può anche essere continua. L'ictus acuto completo è il più frequente. I sintomi si sviluppano rapidamente e raggiungono il massimo entro alcuni minuti. Un ictus in evoluzione può diventare un ictus completo. Durante le prime 48-72 h di un ictus in evoluzione o di un esteso ictus completo, i deficit possono aggravarsi e la coscienza può obnubilarsi per l'edema cerebrale o, meno frequentemente, per l'estendersi dell'infarto. Un edema cerebrale grave può causare uno spostamento fatale delle strutture intracraniche. Tuttavia, a meno che l'infarto non sia esteso, le funzioni colpite di solito migliorano precocemente, con ulteriori miglioramenti graduali durante i giorni e i mesi successivi. L'ictus ischemico può essere generalmente diagnosticato clinicamente, specialmente in soggetti con più di 50 anni d'età, affetti da ipertensione, diabete mellito o segni di aterosclerosi, oppure in persone affette da condizioni predisponenti agli embolismi. Si dovranno eseguire indagini di laboratorio che permettano di evidenziare un'ipertensione o escludere un'anemia, una policitemia, ipercoagulabilità ematica o infezioni. Bisogna inoltre determinare i livelli plasmatici dei lipidi e la velocità di eritrosedimentazione per aiutare a escludere una vasculite. Un test del VDRL è indicato per le persone con aumentato rischio di lue. Un esame rx del torace sarà utile per la ricerca di un tumore polmonare primitivo o di patologie cardiovascolari, così come deve essere fatto un ECG. In tutti i tipi di ictus ischemico, il liquor è in genere normale, ma i globuli bianchi possono aumentare transitoriamente fino a 500/ml, il glucoso può lievemente diminuire e le proteine possono aumentare a 80 mg/dl. Il liquor è limpido dopo un infarto, ma è ematico e con pressione aumentata dopo un'emorragia intracranica. Il liquor può contenere globuli rossi dopo un infarto, ma questi sono di gran lunga meno numerosi rispetto all'emorragia.Generalmente una TAC o una RMN permettono di differenziare un accidente ischemico da un'emorragia intracerebrale, da un ematoma oda un tumore in rapida crescita o improvvisamente sintomatico. Una RMN generalmente individua le aree di infarto in evoluzione nel giro di alcune ore; la TAC è talvolta negativa per diversi giorni successivi a un infarto acuto. L'arteriografia viene effettuata solo quando la diagnosi è dubbia o un'ostruzione vascolare iatrogena (p. es., da chirurgia) è sospettata. Tuttavia, sono utili indagini non invasive, come l'eco-Doppler carotideo, il doppler transcranico o l'angiografia in RMN.

Succlavia arteria e vena:

L'arteria succlavia, in anatomia umana, è la principale arteria del torace superiore. Fornisce principalmente il sangue alla testa e agli arti superiori ed è localizzata al di sotto della clavicola, da cui prende il nome. Vi sono due succlavie, la destra e la sinistra. Per quanto riguarda il lato sinistro del corpo, la succlavia proviene direttamente dall'arco aortico, la succlavia destra origina invece dal breve tratto denominato tronco brachiocefalico, che biforcandosi genera (oltre alla succlavia destra appunto) anche l'arteria carotide comune destra. Le diramazioni della succlavia su ambedue i lati del corpo sono l'arteria mammaria interna, l'arteria vertebrale, il arteria tiroidea inferiore ed il tronco costo-cervicale. In particolare le arterie mammarie interne sono utilizzate dal Cardiochirurgo per effettuare i graft su ramo discendente anteriore (arteria mammaria interna sinistra) e su coronaria destra o ramo marginale (arteria mammaria destra). Altre volte l’arteria mammaria destra viene utilizzata come free graft e pontata ad Y sulla mammaria sinistra e su un ramo diagonale o marginale. Nella vena succlavia refluisce tutto il sangue dell'arto superiore, del collo e del rachide cervicale. Forma la vena anonima insieme alla giugulare interna.

Swan-Ganz Catetere di:

Il catetere di Swan-Ganz, noto anche come catetere arterioso polmonare (PAC), viene utilizzato come dispositivo di monitoraggio emodinamico invasivo, e per effettuare il cateterismo cardiaco destro. Esso è costituito da un catetere a più lumi, dotato alla sua estremità di un palloncino gonfiabile. Tramite un introduttore, inserito in una vena centrale di grosso calibro (giugulare interna, succlavia, femorale) il catetere può essere sospinto in atrio destro, quindi in ventricolo ed in arteria polmonare. Le onde pressorie che appaiono sul monitor durante l'introduzione permettono all'operatore di comprendere la posizione raggiunta dall'estremo distale: in atrio apparirà la curva della PVC (pressione venosa centrale), mentre in ventricolo si otterrà una curva più alta e appuntita. Gonfiando il palloncino presente sulla punta, sarà facilitata la sua migrazione dal ventricolo in arteria polmonare, ove il catetere si arresterà nella diramazione di dimensioni uguali al diametro del pallone. In questa posizione comparirà sul monitor l'onda pressoria di incuneamento capillare polmonare, o wedge pressure (PAWP). La PVC e la PAWP sono comunemente adottati in anestesia e rianimazione come indicatori dello stato volemico del paziente critico. La pressione di wedge riflette invece la pressione di riempimento delle camere cardiache sinistre, fornendo indirettamente una buona stima del precarico cardiaco. Mediante il cateterismo cardiaco destro si possono misurare: le pressioni nelle cavità destre del cuore (atrio destro e ventricolo destro), nel circolo polmonare e (indirettamente) nelle cavità sinistre del cuore (atrio sinistro), calcolare la portata cardiaca, le resistenze polmonari, ed effettuare i prelievi ematici per dimostrare e valutare l'entità di eventuali shunt.

T

T-Stent tecnique:

È una tecnica di trattamento delle biforcazioni coronariche. La tecnica «T» classica consiste nel posizionamento di uno stent a livello dell'ostio della branca secondaria, lasciando un pallone nella branca principale. Dopo impianto dello stent nella branca secondaria e rimozione da essa della guida, viene impiantato un secondo stent nella branca principale; si riposiziona quindi una guida nella branca secondaria e si attua il kissing balloon finale. La tecnica «T modificata» è una variante in cui gli stent vengono simultaneamente posizionati nelle due branche: viene impiantato prima lo stent nell branca secondaria e, dopo rimozione della guida da essa, quello nella branca principale. Tuttavia un limite notevole è rappresentato dalla copertura incompleta dell'ostio della branca secondaria.

Taxus-Eluting stent:

Sono stent a rilascio di farmaco (paclitaxel). Il farmaco agisce con la formazione dei microtubuli, inibendo la proliferazione. Insieme allo stent a rilascio di sirolimus è stato uno dei primi stent medicati (stent medicati di prima generazione) ad essere utilizzato nella pratica clinica quotidiana. Attualmente è utilizzato in misura inferiore rispetto agli stent medicati di seconda generazione.

Takayasu arterite di:

È una vasculite a carattere granulomatoso dell’aorta e dei suoi rami principali che colpisce pazienti di età inferiore ai 40 anni. Predilige il sesso femminile, la razza orientale e la fascia d’età compresa fra i 20 e i 30 anni. L’eziologia dell’AT è sconosciuta e la sua patogenesi è probabilmente immune, cellulo-mediata. Il quadro clinico è caratterizzato da sintomi: sistemici: febbre, astenia, malessere generale, calo ponderale, artralgie, mialgie, poliartrite simmetrica; prevalgono nella fase iniziale ("pre-senza polso") e possono precedere di mesi o anche anni la diagnosi; I sintomi vascolari dominano la fase tardiva od occlusiva ("senza polso") e variano a seconda dei distretti arteriosi colpiti (arco aortico e suoi rami principali, aorta toracica e/o addominale, arterie polmonari): claudicatio intermittens degli arti superiori od inferiori, claudicatio masticatoria, fenomeno di Raynaud, disturbi visivi (diplopia, amaurosi), sincopi, lesioni cerebrali di tipo ischemico, ipertensione arteriosa (reno-vascolare), ipertensione arteriosa polmonare, insufficienza aortica, angina pectoris, infarto del miocardio, dolori addominali; frequenti sono inoltre la cefalea e le vertigini posturali (dovute a severa malattia occlusiva delle carotidi e/o del circolo vertebro-basilare).

Tako-Tsubo Sindrome di:

È stata identificata agli inizi degli anni ’90 come una nuova entità clinica, una cardiomiopatia con quadro di esordio tipico di quello di un Infarto Miocardico (IMA) o di una sindrome coronaria acuta, in considerazione delle tipiche alterazioni elettrocardiografiche e della sintomatologia d’esordio oltre che delle alterazioni biochimiche rilevate ma con arterie coronarie esenti da lesioni. Tale patologia sembra correlata a stress psichici intensi (forti emozioni, paura, panico, spaventi, lutti), con una prevalenza nel sesso femminile (post menopausa). Il nome deriva dal fatto che la forma che il ventricolo sinistro assume all’esame Ecocardiografico e Coronarografico - l’estremità arrotondata e il collo sottile al termine dalla fase sistolica (contrazione) - ricorda quella della trappola per polpi, lo “tako-tsubo ” usata in Giappone, dove la sindrome è stata inizialmente descritta agli inizi degli anni ’90 (vedi figure).

Tamponamento cardiaco:

Il tamponamento cardiaco è un’urgenza cardiologica nella quale il riempimento diastolico ventricolare è ostacolato dalla presenza di abbondante liquido all’interno del pericardio. Tachicardia, ipotensione ed aumento della pressione venosa centrale sono i segni/sintomi classici di questa patologia. È necessario intervenire immediatamente effettuando una pericardiocentesi.

TAVI:

È l’impianto percutaneo della valvola aortica (TAVI). Può essere considerato come un’alternativa all’intervento di sostituzione valvolare chirurgico tradizionale in caso di controindicazione e/o alto rischio chirurgico se tale approccio è di pari efficacia clinica e presenta un rischio più basso. Due sono i sistemi di valvola aortica percutanea che attualmente sono utilizzati: la Corevalve e la Edwards Sapien. Il CoreValve ReValving System (Medtronic, Minneapolis, Minn, USA) è costituito da uno stent auto-espandibile, composto da nitinolo a cui è attaccata una valvola biologica di pericardio suino. La parte inferiore si posiziona nel tratto di efflusso del ventricolo sinistro, il terzo superiore esercita una bassa forza radiale e si posiziona in aorta ascendente. Questa valvola è attualmente disponibile in 2 formati: uno per l’anulus aortico 20-23 mm di diametro (protesi piccola, misura 26 mm) e un altro per l’anulus da 24 a 27 mm (protesi grande, misura 29 mm). La protesi Edwards SAPIEN (Edwards Lifesciences LLC, Irvine, CA, USA) consiste di un palloncino espandibile, e di uno stent di acciaio inossidabile a cui è attaccata una valvola biologica di pericardio equino. Questa valvola è attualmente disponibile in 2 misure: 23 e 26 mm.

Test di Allen:

E’ una manovra utilizzata per verificare la pervietà dell’arteria ulnare. Si comprimono manualmente sia l’arteria radiale che l’arteria ulnare e si invita il paziente ad aprire e chiudere la mano per far defluire il sangue (fino a che la mano diviene bianca perchè non irrorata). A questo punto si rilascia solo la compressione sull'ulnare e, se questa è pervia, la mano riprenderà rapidamente colore. Il test si considera normale se il tempo di ripresa del colore è inferiore a 7 secondi, dubbio tra 8 e 14, e anormale se > 14 secondi. Questo test si effettua prima di eseguire manovre invasive a carico dell’arteria radiale (accesso per coronarografia o incannulamento per pressione arteriosa invasiva).

TIA: definizione:

Il termine 'transient ischemic attack' corrisponde a delle anomalie neurologiche focali a esordio improvviso e di breve durata che riflettono una disfunzione del circolo cerebrale nei territori arteriosi della carotide interna, cerebrale media o sistema arterioso vertebro-basilare. In realtà rappresenta un'ischemia transitoria i cui sintomi si risolvono entro 24 ore. I TIA spesso annunciano la prossima manifestazione di un'ischemia più seria con sintomi non reversibili. La maggior parte dei TIA è dovuta a emboli cerebrali che originano da placche aterosclerotiche ulcerate della carotide o nelle arterie vertebrali al collo o, meno spesso, da trombi murali patologici del cuore. Alcuni TIA sono dovuti a riduzione del flusso di breve durata in arterie stenotiche. Sintomi e segni: la sintomatologia è sovrapponibile a quella dell'ictus, ma del tutto transitoria. Nel coinvolgimento dell'arteria carotidea i sintomi sono di solito unilaterali. La sindrome classica è caratterizzata da cecità omolaterale o emiparesi controlaterale, spesso con parestesie, anche se sono più comuni quadri clinici meno completi. L'afasia indica il coinvolgimento dell'emisfero dominante. Quando c'è un coinvolgimento del sistema vertebro-basilare (che irrora il tronco encefalico, il cervelletto e parti dei lobi temporale e occipitale) si avranno sintomi di disfunzione del tronco cerebrale; possono essere presenti confusione, vertigine, ambliopia, diplopia e perdita di forza o parestesie degli arti, unilaterali o più spesso bilaterali. La difficoltà nella parola (disartria) può derivare da alterazioni del sistema carotideo o di quello vertebro-basilare. I "drop attack", nei quali le gambe del paziente in stato cosciente cedono, solitamente provocando una caduta, sono spesso attribuiti a un'ischemia vertebro-basilare, ma la causa reale di questa condizione comune è tuttora incerta. I pazienti possono avere parecchi TIA in un giorno oppure due o tre episodi in diversi anni. I sintomi sono in genere simili negli episodi carotidei successivi ma possono, in qualche modo variare, negli attacchi vertebro-basilari successivi. I pazienti affetti da TIA sono a rischio notevolmente elevato di ictus e devono essere urgentemente sottoposti alla valutazione delle possibili cause. L'ipertensione, l'aterosclerosi, le cardiopatie, la fibrillazione atriale, il diabete mellito e la policitemia predispongono ai TIA. I TIA sono più frequenti nelle persone di mezza età e negli anziani; occasionalmente possono avvenire nei bambini affetti da gravi malattie cardiovascolari emboligene o che provocano un aumento eccessivo dell'ematocrito.

Tienopiridine:

i farmaci tienopiridinici sono una categoria di antiaggreganti piastrinici in grado di inibire l'attività del P2Y12 e dunque ridurre l'attivazione piastrinica. Il primo farmaco appartenente a questa categoria è stato la ticlopidina; una tienipiridina di seconda generazione è invece il clopidogrel, oggi largamente utilizzato nella terapia delle sindromi coronariche acute in associazione all'aspirina; ed attualmente è già in commercio una tienopiridina di terza generazione, il prasugrel. La ticlopidina è un potente antiaggregante piastrinico. Altera direttamente la membrana delle piastrine e blocca l’aggregazione indotta dall’ADP. La tienopiridina ha effetto sulla cicloossigenasi, prostaciclina e trombossano. Può avere effetti collaterali importanti in particolare a livello della crasi ematica determinando piastrinopenia, leucopenia (soprattutto è una severa neutropenia (1%) generalmente reversibile dopo la cessazione della terapia). Il farmaco è meno gastrolesivo dell’ASA. L’azione antipiastrinica si verifica dopo qualche giorno di terapia (in genere dopo l’assunzione di almeno 1 g di ticlopidina). Il farmaco è attualmente indicato per la prevenzione dello stroke in pazienti con TIA o pregresso ictus che sono intolleranti all’ASA o che continuino a presentare sintomi nonostante terapia con ASA. Ticlopidina o clopidogrel (Plavix) sono routinariamente utilizzati in pazienti da sottoporre a PCI allo scopo di prevenire la trombosi intrastent, che con la duplice terapia antipiastrica, è oggi dell’uno per cento. In casi elettivi, ticlopidina o clopidogrel dovrebbero essere somministrati almeno 72 ore prima della procedura per ottenere la massima inibizione piastrinica. La ticlopidina è trasformata in maniera rapida in una varietà di metaboliti (tra questi il più potente è il 2keto derivato). A causa del suo ritardato inizio d’azione, la ticlopidina non è utile quando viene richiesto un rapido effetto antiaggregante. L’associazione aspirina (325 mg/die) + ticlopidina (250 mg × 2/die per 1 mese) è risultata più efficace nella riduzione degli eventi di morte, infarto del miocardio, complicanze vascolari (ISAR, STARS).
Il Clopidogrel: tienopiridina di seconda generazione, inibisce l’aggregazione piastrinica bloccando la produzione di ADP. Il farmaco è più potente della ticlopidina in quanto determina, dopo dose di carico (300 mg o 600 mg per os), una rapida antiaggregazione. La dose di mantenimento giornaliera è di 75 mg. Attualmente viene usato di routine in associazione all’ASA nelle sindromi coronariche acute e nei pazienti che hanno impiantato uno stent coronarico per l’ormai accertata superiorità rispetto alla terapia standard nella prevenzione degli eventi ischemici maggiori (studio PCI-CURE e CREDO). L’inizio dell’inibizione dell’aggregazione piastrinica del clopidogrel, è riscontrabile entro 90’ dalla dose di carico (4 cp) e rimane stabile per circa 48 h. Durante la somministrazione giornaliera ripetuta di piccole dosi, c’è un’inibizione cumulativa della funzione piastrinica con il ritorno alla norma 7 giorni dopo l’ultima dose di clopidogrel. Per tale motivo l’assunzione di clopidogrel deve essere sospesa almeno 5-7 giorni prima di un intervento chirurgico di rivascolarizzazione miocardica (alto rischio di sanguinamento peri e post-operatorio). La durata del trattamento di duplice antiaggregazione (ASA+ Clopidogrel) dopo Sindrome coronarica acuta può variare da 1 a 18 mesi.
Prasugrel (nome commerciale Effient negli USA e Efient nell'Unione Europea) è un nuovo inibitore dell'aggregazione piastrinica. Posologia : in soggetti adulti l’Efient deve essere iniziato con una singola dose di carico di 60 mg e quindi continuato con 10 mg una volta al giorno. I pazienti che assumono Efient devono assumere anche acido acetilsalicilico (ASA) 75 mg - 325 mg al giorno. Per pazienti di età >75 anni, con ridotto peso corporeo (<60 Kg) l’impiego di Efient è raccomandato soltanto con attenta valutazione del rapporto beneficio/rischio individuale ad una dose giornaliera ridotta (5 mg). La tabella di seguito riportata sintetizza l’impiego delle tienopiridine nella cardiopatia ischemica (GL ESC August 2010).

TIMI flow (flusso TIMI):

È una scala utilizzata per valutare il flusso ematico all’interno delle coronarie durante coronarografia.

  • TIMI 0: assenza di flusso anterogrado
  • TIMI I: opacizzazione non completa del vaso coronarico
  • TIMI II: opacizzazione completa del vaso ma più lenta rispetto al normale
  • TIMI III: flusso normale
TIMI Score:

Il TIMI Risk Score è una scala di valutazione utilizzata nel paziente con infarto miocardico per valutare la prognosi. Valuta sette differenti paramentri: età, fattori di rischio per malattie cardiovascolari, alterazioni del tratto ST-T, sintomi, positività dei markers, utilizzo di ASA nell’ultima settimana, stenosi coronarica significativa.

Tirofiban:

è un Derivato non peptidico tirosinico, mima la carica e la conformazione spaziale della porzione disintegrinica (“echistatina”) RGD atta al legame recettoriale GP IIb/IIIa. La farmacocinetica del tirofiban è rapida e reversibile, dose e concentrazione-dipendente: al termine dell’infusione del farmaco, la funzione piastrinica è ripristinata entro 4-8 ore nel 90% dei pazienti. La seguente tabella viene fornita come guida per l´aggiustamento del dosaggio in base al peso.
Aggrastat Concentrato per soluzione per infusione endovenosa deve essere prima diluito per raggiungere la stessa concentrazione di Aggrastat premiscelato per iniezione, come indicato in Istruzioni per l´uso.

Transettale, puntura:

La puntura tran-settale è una tecnica che consente di eseguire manovre per via percutanea all’interno delle cavità cardiache sinistre attraverso accesso venoso. La puntura si effettua a livello della fosse ovale, la regione del setto interatriale a minor resistenza, con un catetere apposito denominato Brockenbrough.

Trasposizione dei grossi vasi:

La trasposizione dei grossi vasi è una patologia cardiaca congenita nella quale dal ventricolo destro trae origine l’arteria aorta e dal ventricolo sinistro l’arteria polmonare. In tal modo si viene a creare un circuito nel quale le due circolazioni, quella sistemica e quella polmonare, sono in parallelo anziché in serie.

Tromboaspirazione:

Di solito durante angioplastica primaria e rescue in pazienti con ST elevato è facile trovare una coronaria completamente chiusa o con una grossa componente trombotica. Per ridurre questa componente trombotica le linee guida consigliano i sistemi di trombo aspirazione manuale durante la procedura. Sono dei cateteri che presentano dei fori all’estremità collegati all’esterno del catetere con una siringa da spirazione in cui è stato fatto il vuoto. In tal modo per caduta e per aspirazione, sangue e parte di trombo dalla coronaria vengono aspirati all’interno della siringa. Da alcuni studi effettuati la tromboaspirazione riduce anche il no-reflow.

Tromboembolia polmonare:

La tromboembolia polmonare (TEP) è data dall’occlusione acuta completa o parziale di una delle arterie polmonari da parte di un embolo solido o gassoso. La principale causa della TEP è la migrazione di un embolo proveniente dal circolo venoso degli arti inferiori (pazienti affetti da trombosi venosa profonda). Anche l’immobilità nel post-operatorio, soprattutto interventi di chirurgia ginecologica, può essere causa di embolia polmonare. La diagnosi non è purtroppo semplice, in quanto i sintomi di presentazione sono quanto mai vaghi e poco specifici (dolore toracico, dispnea, emottisi, febbre, tosse); l’indagine strumentale considerata ad oggi gold standard è l’angio TC. Il dosaggio del D-Dimero, molto diffuso nella pratica clinica, ha un alto valore predittivo negativo ma una bassa specificità (se è negativo esclude la patologia, ma se è positivo non la conferma con certezza). I pazienti con TEP massiva in shock cardiogeno devono essere sottoposti, se non presenti controindicazioni, alla trombolisi sistemica. Nei casi di TEP sub massiva si può instaurare terapia anticoagulante con eparina non frazionata o eparina a basso peso molecolare. Valutare sempre la terapia anticoagulante orale in base alla causa scatenante l’embolia polmonare.

Trombolisi sistemica:

L'obiettivo primario della terapia riperfusiva nel trattamento dell'IMA è ottenere una rapida ricanalizzazione del vaso responsabile con lo scopo di ridurre la mortalità, preservare la funzione ventricolare sinistra e limitare la ricorrenza di ischemia miocardica e di re-infarto. Essa può essere ottenuta mediante fibrinolisi sistemica o mediante angioplastica coronarica (PTCA). La trombolisi sistemica consiste nella somministrazione di agenti in grado di attivare il plasminogeno a plasmina, che frammenta la fibrina con conseguente lisi del trombo coronarico fresco e ripristino del flusso attraverso l'arteria coronarica occlusa. Gli agenti trombolitici dovrebbero essere somministrati ai pazienti con sopraslivellamento del tratto ST >0,1 mV o con BBS di nuova insorgenza all'ECG. Tra i fattori che influenzano la decisione di somministrare gli agenti trombolitici: il tempo intercorso dall'inizio dei sintomi, l'età del paziente, le condizioni emodinamiche e la coesistenza di altre condizioni morbose. Tra i pazienti con sopraslivellamento ST, i benefici della terapia trombolitica sono maggiori in quelli con IMA anteriore e soprattutto dipendono dalla durata dei sintomi. Infatti, la quantità di miocardio che può essere risparmiata dalla necrosi sarà tanto maggiore quanto più precocemente il vaso viene ricanalizzato. L'effetto della trombolisi sulla mortalità è massimo nei pazienti ricoverati entro la prima ora e, comunque, entro le prime tre ore dall'inizio dei sintomi e decresce progressivamente con il passare del tempo. Alcuni studi hanno dimostrato che si possono avere significativi benefici fino a 12 ore dopo l'esordio clinico. Dubbia è l'utilità della trombolisi dopo 12 ore dall'insorgenza dei sintomi; da prendere in considerazione solo in caso di dolore ischemico persistente e marcato sopraslivellamento del tratto ST. Per quanto concerne l'età del paziente, i maggiori benefici della terapia trombolitica, in termini di mortalità, sono evidenti nei pazienti più giovani e vanno riducendosi con l'aumentare dell'età, subendo un rapido decremento dopo i 75 anni. Tali pazienti, pur giovandosi della terapia trombolitica, a causa dell'elevata mortalità totale e dell'aumentato rischio di stroke, presentano una riduzione del beneficio relativo. Le linee-guida pongono le seguenti indicazioni per la somministrazione di agenti trombolitici:

Classe I:

  • a) Somministrare ai pazienti con sopraslivellamento del tratto ST (>0,1 mV in due o più derivazioni contigue), in cui la sintomatologia sia insorta da meno di 12 ore e che abbiamo una età inferiore a 75 anni.
  • b) Somministrare ai pazienti con blocco di branca sinistra ( che impedisce l'analisi del tratto ST) e con quadro clinico suggestivo di infarto acuto del miocardio.
Classe IIa:
Somministrare ai pazienti con sopraslivellamento del tratto ST che abbiano più di 75 anni di età

Classe IIb:
  • a) Somministrare ai pazienti con sopraslivellamento del tratto ST, in cui la sintomatologia sia insorta da 12-24 ore
  • b) Somministrare ai pazienti che abbiano valori pressori sistolici superiori a 180 mmHg e/o diastolici superiori a 110mmHg in presenza di IMA ad alto rischio.
Classe III:
  • a) Somministrare dopo 24 ore dall'esordio dei sintomi ai pazienti con sopraslivellamento del tratto ST o in cui si sia risolto il dolore toracico.
  • b) Somministrare ai pazienti con sottoslivellamento del tratto ST
Le controindicazioni alla terapia trombolitica possono essere:

1) assolute:
  • precedente ictus emorragico o recente accidente cerebrovascolare non emorragico
  • sanguinamento interno attivo
  • neoplasia intracranica o recente trauma cranico
  • sospetta dissecazione aortica
  • intervento chirurgico recente (nelle ultime due settimane)
  • gravidanza
  • PA > 200/120 mmHg
  • Allergia a streptochinasi o APSAC (utilizzare tPA)
2) relative
  • ipertensione arteriosa severa >180/100 mmHg
  • diatesi emorragica o uso in corso di anticoagulanti
  • storia di pregresso accidente cerebrovascolare non emorragico con completo recupero
  • trauma o intervento chirurgico da oltre due settimane
  • malattia ulcerosa peptica attiva
  • retinopatia emorragica
  • pregresso trattamento con SK o APSAC
Trombosi intrastent (acuta, tardiva):

Gli stents medicati hanno riproposto la trombosi dello stent come una complicanza precoce ma soprattutto tardiva di una rivascolarizzazione coronarica percutanea. La definizione di trombosi negli studi randomizzati pubblicati è molto restrittiva e variabile a seconda degli sponsors ed esclude gli eventi successivi alla rivascolarizzazione, piuttosto che l’intention to treat. Pertanto è stata proposta una nuova definizione dalla Accademy Research Consortium (ARC) che è gerarchica (certa, probabile, possibile), rispetta il concetto dell’intention to treat e divide la trombosi in: precoce (0-30 giorni), tardiva (31°giorno-1° anno), e molto tardiva (>1 anno) (vedi figura).

Trombosi Certa
Quando è presente una conferma angiografica o anatomo-patologica. La presenza di trombo angiografico deve essere associato nelle 24 ore ad almeno uno dei seguenti criteri:

  • Dolore toracico tipico (> 20 min)
  • Nuove modifiche ischemiche all’ ECG suggestive di ischemia acuta
  • Curva tipica degli enzimi cardiaci (aumento e riduzione)
  • Conferma istologica di trombosi dello stent
  • Evidenza di recente trombo nello stent all’autopsia.
La documentazione occasionale di occlusione dello stent in assenza di segni clinici o sintomi (occlusione silente) non è considerata una trombosi dello stent.

Trombosi Probabile
Può essere applicata nei seguenti casi:
  • Ogni morte non spiegata entro i primi 30 giorni
  • A qualunque tempo dalla procedura, ogni infarto acuto nel territorio della coronaria precedentemente tratta con DES, senza conferma angiografica.
Trombosi Possibile
Qualunque morte non spiegata dal 30 giorno dopo stent fino alla fine del follow up. La sospensione della doppia antiaggregazione nei pazienti con DES è un potente predittore di trombosi dello stent, per cui è importante, fino a quando non saranno disponibili nuove informazioni, mantenere una doppia antiaggregazione per almeno un anno, e per alcuni pazienti selezionati, anche dopo i 12 mesi. Diventa quindi cruciale valutare attentamente l’anamnesi e le caratteristiche del paziente prima di impiantare uno stent medicato.

U

UFH:

Eparina non frazionata (vedi eparine)

V

Valvuloplastica aortica:

È una tecnica interventistica per il trattamento della stenosi aortica di grado severo. Attualmente è utilizzata in particolare nella cardiologia pediatrica nelle stenosi aortiche congenite e come tappa intermedia nei pazienti candidati alla TAVI (vedi voce) in casi di instabilità emodinamica. Tale metodica non ha dimostrato stabilità dei risultati nel tempo, e il rischio di recidiva è così alto che il suo utilizzo è stato pressoché abbandonato. In particolare, i tassi di restenosi sono del 50% a 6 mesi e aumentano ulteriormente con il passare del tempo, a fronte di un tasso di mortalità che va da un 3% ospedaliero al 45% a 12 mesi. Con l’avvento della TAVI ormai è notevolmente ridotto il suo utilizzo ad eccezione delle cardiopatie congenite (vedi figura).

Valvuloplastica mitralica percutanea:

La valvuloplastica mitralica percutanea è una tecnica utilizzata per il trattamento della stenosi mitralica. Tramite accesso venoso femorale si introduce un particolare catetere con un “ago” all’estremità (denominato catetere di Brockenbrough) fino all’atrio destro dove si effettua una puntura transettale (vedi voce) per avere accesso all’atrio sinistro. Una volta in atrio sinistro, si introduce il catetere dilatatore (catetere di Inoue) che alla sua estremità distale ha un palloncino ad alta resistenza che, gonfiandosi all’interno della valvola mitralica stenotica, è in grado di aumentarne l’apertura in diastole e quindi di ridurre il gradiente transvalvolare che si viene a creare tra atrio e ventricolo sinistro. La procedura si effettua in anestesia locale in sala di Emodinamica. Complicazioni possono aversi a carico del sito di accesso (formazione di fistola A-V o ematoma) che a carico della valvola (insufficienza mitralica di vario grado che a volte può necessitare di riparazione mediante intervento cardiochirurgico). La mortalità intraprocedurale è intorno allo 0,5%. Candidati ideali a tale procedura sono pazienti affetti da stenosi mitralica severa pura, possibilmente poco calcifica. È utilizzabile anche su pazienti con caratteristiche anatomiche poco favorevoli ma ad alto rischio per l’intervento cardiochirurgico tradizionale.

Valvuloplastica polmonare percutanea:

La valvuloplastica polmonare percutanea è una tecnica utilizzata per il trattamento della stenosi valvolare polmonare. Tramite accesso venoso femorale si introduce un catetere fino all’atrio destro e quindi, attraverso la tricuspide, fino al ventricolo destro. A questo punto si inserisce un catetere apposito con all’estremità distale un palloncino ad alta resistenza che viene gonfiato a cavallo della stenosi polmonare provocandone la dilatazione. La procedura può essere effettuata anche in pazienti con pochi giorni di vita. I risultati sono solitamente soddisfacenti e le complicanze legate alla procedura molto basse.

Vasculiti:

Sono patologie infiammatorie che colpiscono i vasi sanguigni. Di solito ad origine autoimmune, vengono classificate in base al tipo di distretto vascolare che colpisco (piccoli, medi o grossi vasi). La terapia è di solito basata sull’utilizzo del cortisone.

Vasodilatatori:

Sono un eterogeneo gruppo di farmaci che con differenti meccanismi d’azione portano a vasodilatazione sia venosa che arteriosa. Se agiscono solo sul distretto venoso provocano riduzione del precarico, se agiscono sul versante arterioso riducono la pressione sistemica. Sono di tre tipi a seconda del meccanismo d‘azione: sulla muscolatura vascolare (nitroderivati); inibitori delle fibre vasocostrittrici (propanololo); ad azione centrale diretta (clonidina). Di vasto utilizzo in ambito cardiologico, vengono impiegati nel trattamento dell’ipertensione arteriosa e dell’angina pectoris. A seconda della tipologia del farmaco scelto e del quadro clinico, possono essere somministrati per os o per via endovenosa.

Vasopressori:

Sono farmaci ad azione vasocostrittrice, capaci quindi di aumentare la pressione arteriosa. Vengono utilizzati in acuto, come ad esempio nello shock cardiogeno. I più impiegati sono l’adrenalina e la noradrenalina, ormoni sintetizzati dalla midollare del surrene. Effetti sul sistema cardiovascolare: aumento gittata cardiaca (effetto inotropo positivo), pressione arteriosa sistolica, flusso coronarico, frequenza cardiaca (effetto cronotropo positivo), consumo di ossigeno, vasocostrizione periferica. Somministrate per via endovenosa, a causa della differente emivita, la noradrenalina viene principalmente utilizzata in infusione continua mentre l’adrenalina viene somministrata in bolo.

Ventricolografia:

È una tecnica invasiva di visualizzazione della cavità ventricolare (sia destra che sinistra) mediante iniezione di mezzo di contrasto. Si esegue tramite accesso arterioso se si desidera visualizzare il ventricolo sinistro, accesso venoso se invece si intende visualizzare il ventricolo destro, salendo il catetere fino al ventricolo ed iniettando il contrasto. Quest’esame permette di studiare le dimensioni cavitarie, la cinetica globale e segmentaria e la continenza delle valvole atrioventricolari.

Verapamil:

È farmaco appartenente alla famiglia dei calcio antagonisti diidropiridinici, utilizzato nel trattamento di alcune aritmie cardiache sopraventricolari (TPSV, flutter e fibrillazione atriale) e dell’angina vasospastica (o angina di Prinzmetal).

Z

Zotarolimus:

farmaco immunosoppressore, derivato semisintetico della rapamicina (sirolimus) e’ utilizzato nei DES Medtronic (Endeavor, Resolute, Integrity).