Quale antipertensivo usare nel diabetico?
Fonte: BMJ 2013; 347.

Scopo di questa review è analizzare gli effetti di differenti classi di antipertensivi, sia in monoterapia che in combinazione, sulla sopravvivenza e la prognosi renale nei pazienti diabetici. Sono stati inclusi 63 studi con 36.917 partecipanti, incluse 2.400 morti, 766 pazienti che hanno avuto bisogno di ricorrere alla dialisi e 1.099 pazienti i cui livelli di creatinina sono raddoppiati. Rispetto a placebo, solo gli ACE-inibitori hanno ridotto il raddoppiamento dei livelli di creatinina (odds ratio 0.58, 95% intervallo di credibilità da 0.32 a 0.90) e solo i β-bloccanti hanno mostrato una differenza significativa nella mortalità (odds ratio 7.13, 95% intervallo di credibilità da 1.37 a 41.39). Il paragone tra tutti i trattamenti non ha mostrato differenze sulla necessità della dialisi. Sebbene gli effetti postivi degli ACE-inibitori rispetto ai sartani non siano risultati statisticamente significativi, gli ACE-inibitori hanno mostrato maggiori probabilità di essere superiori rispetto agli obiettivi studiati. Sebbene gli effetti protettivi degli ACE-inibitori in aggiunta ai calcio antagonisti rispetto a placebo non sia risultata statisticamente significativa, questa associazione ha mostrato di avere una maggiore probabilità (73.9%) di essere il migliore trattamento nel ridurre la mortalità, seguito dagli ACE-inibitori in aggiunta al diuretico (12.5%), ACE-inibitori (2.0%), calcio antagonisti (1.2%) e sartani (0.4%). Questa analisi, quindi, mostra l’effetto nefroprotettivo degli ACE-inibitori nei pazienti diabetici, anche se, in confronto con i sartani, la differenza non è statisticamente significativa.

 
ANTONIO MAGIONCALDA
L'unico dubbio che mi rimane è che puntualmente molti articoli seguono di poco la commercializzazione di prodotti "griffati", tanto da far pensare ad una spinta commerciale. E' un peccato, perché rovina la fiducia anche verso riviste prestigiose.
inserito il: 06-11-2013 10:45
 
 
ARMANDO ANTONIO GIAMMARCO
Daccordo col collega Magioncalda. Chi sa se avremo mai la possibilita' di leggere studi liberi che hanno solo lo scopo di promuovere la salute dell'individuo.
inserito il: 06-11-2013 11:20
 
 
GIANFRANCO BAGGIONI
Non comprendo come ipertesi diabetici vengano trattati con placebo. Forse la traduzione e' incompleta. Poi non si comprende chi ha ridotto la mortalita' che mi sembra un end -point importante.Prima si afferma il primato dei BB. Poi alla fine viene affermato che per ridurre la mortalita il miglior trattamento e'l'associazione ACEi. - calcio antagonisti. Allora che farmaco o associazioni di farmaci useremo?. Forse sono confuso...
inserito il: 06-11-2013 12:39
 
 
GABRIELE FORLANI
scritto così sembra che i Beta-bloccanti aumentino la mortalità (odds ratio 7.13)???
inserito il: 06-11-2013 13:40
 
 
VITTORIO NICITA MAURO
Non è specificato,almeno nell'abstract,il tipo di diuretico impiegato in associazione agli ACE-inibitori perché nei diabetici non è consigliabile l'uso dei tiazidici, che possono peggiorare il controllo glicemico, ma da preferire l'indapamide o i diuretici dell'ansa.
inserito il: 06-11-2013 18:12
 
 
LEO ORSELLI
L'articolo è una metanalisi di diversi trials pubblicati e questo spiega la presenza di placebo. I pz trattati con betabloccanti considerati sono in tutto 71 (0.2% della popolazione considerata) e quelli in diuretico sono 319 (0.9%) contro 5176 pts in aceinib e 7162 in ARB. Vi sembra possibile trarre le conclusioni pubblicate con questi numeri? Consiglierei di leggere sempre gli articoli in originale (avendone ovviamente il tempo) Leo Orselli
inserito il: 07-11-2013 16:04
 
 
FEDERICO MARRAZZO
CONDIVIDO L'ANALISI DI GIANFRANCO BAGGIONI
inserito il: 07-11-2013 22:50
 
 
ALFIO STUTO
Condivido le perplessità di Magioncalda e il commento di Baggioni.
inserito il: 09-11-2013 18:33
 
 
ANDREA FONTANELLA
Alla conclusione dei fatti, questa metanalisi, che non raggiunge alcuna differenza statisticamente significativa, per i motivi di eterogeneità di popolazione espressi da Orselli, sostanzialmente conforta tutti noi, confermando che ciò che facciamo abitualmente sembra essere assolutamente la migliore via terapeutica.
inserito il: 10-11-2013 05:38
 
 
CARMELO PARTENOPE
Come giustamente dice Fontanella tutto ciò vuol dire che stiamo già lavorando bene
inserito il: 10-11-2013 18:40
 
 
ROBERTO MARTINI
CHE L'ASSOCIAZIONE ACEINIBITORI-CALCIOANTAGONISTI SIA UNA TERAPIA EFFICACE NEL RIDURRE LA MORTALITA' ERA GIA' STATO SCOPERTO AI TEMPI IN CUI SI ASSOCIAVA AL CAPTOPRIL LA NIFERDIPINA A-R
inserito il: 11-11-2013 20:19
 
 
LUCA CAVALIERI
Come non concordare con quanto scrive il collega Leo Orselli allorquando suggerisce "di leggere sempre gli articoli in originale (avendone ovviamente il tempo)".
CardioLink dovrebbe - a mio parere - essere considerato un elemento di spunto il cui scopo sarebbe solo quello di accendere la curiosità.
E poi, se la questione è ritenuta interessante, si va a leggere - anche se è time-consuming - il paper originale. Almeno, io la penso così!
Ciao a tutti
inserito il: 12-11-2013 10:42
 
 
DOMENICO GALASSO
Rilevanti i dati a vantaggio degli Ace inibitori sulla nefroprotezione nei pazienti diabetic.Seguono i sartani separatamente ma non in associazione.Utile, se necessaria l'associazione con i calcio antagonisti.
inserito il: 31-12-2013 09:43
 
 
NICOLA GLORIOSO
anche se BMJ può essere considerato nell'insieme un giornale scientifico di buona caratura, sono frequenti episodi come questo: una metanalisi su numeri risibili e con ampia dispersione genera risultati che sono una vera e propria scoperta dell'acqua calda. Ovviamente mi rifaccio all'articolo in originale dato che la traduzione è decisamente inaffidabile. Da anni abbiamo i dati certi sulla superiorità degli ACEi rispetto ai Sartani nel diabete e da molti anni (UKPDS study) quelli sulla assoluta appropriatezza del trattamento del diabetico con beta-bloccanti. Da scoprire c'è solo l'ignoranza di chi non conosce, o fa finta di non conoscere, questi dati: l'inquinamento commerciale della classe medica rappresenta un disonore ed una delle maggiori cause dell'abnorme spesa farmaceutica (e non solo). A proposito di dati e di dannose "fantasie": credo sia ora di piantarla con la demonizzazione delle tiazidi nel diabete dato che rappresentano una delle migliori armi terapeutiche per il controllo della pressione. I dati esistono e le linee guida pure: basta leggerle.
inserito il: 02-01-2014 11:55
 
 
ALFIO BIANCHI
Bene gli ACE inibitori e sartani qualora i primi non siano tollerati. Non limitazioni al b.bloccanti quando indicati .Il problema piu' importante nel diabetico iperteso e' abbassare la PA. Ben vengano se necessari i Ca antagonisti.
Concordo con l'amico Leo Orselli ( che saluto) .Leggere qualora interessi l'articolo originale. Vi e' una "piccola" difficolta' ed e' che la redazione di cardiolink non mette ( come da me ed altri piu' volte richgiesto)il nome del primo autore. Per la verità non capisco quale sia la difficolta' od il problema. Rimango ancora in attesa di una risposta dalla redazione.
Sara' la volta buona?
Buon Anno a tutti gli amici di cardiolink.
inserito il: 02-01-2014 14:14
 
 
ENRICO MARIA GRECO
Linee guida europee: il diuretico è "prediabetogeno", specie in associazione con atenololo. Io, se possso, il diuretico al paziente iperteso, diabetico o no, evito di prescriverlo.
inserito il: 02-01-2014 21:55
 
 
NICOLA GLORIOSO
in risposta ad Enrico Maria Greco - credo ci siano due cose importanti da tenere sempre presenti: 1. le linee guida emesse da società scientifiche che basano la loro esistenza pressochè esclusivamente sui contributi dell'industria farmaceutica e sui simposi sponsorizzati in occasione dei vari meetings siano da guardare con molto sospetto: mi sembra molto più corretto basarsi su quelle governative come, per esempio, JNC7 (con una recente revisione, JNC8, tutt'ora "under investigation"; 2. su un piano strettamente scientifico: il supposto effetto diabetogeno delle tiazidi non è mai stato dimostrato: esiste, peraltro nota da circa 50(cinquanta) anni la dimostrazione che tale effetto esiste solo nei pazienti in cui si sviluppi ipokaliemia (7-10% dei trattati): dato che nessun medico degno di tale nome continua un diuretico se ha prodotto ipokaliemia e dato che quest'ultima va accertata entro circa un mese dall'inizio della terapia non vedo il problema del successivo effetto diabetogeno in questi pazienti.
Credo sinceramente che sia ora di piantarla con luoghi comuni e "si dice" o "tutti sanno": cerchiamo di riferirci alla letteratura, per favore, quella seria, e smettiamola di demionizzare farmaci altamente efficaci solo perchè costano poco.
Voglio anche ricordare altre due cose: 1. i tiazidici sono i "comparatori" più usati per ogni trial di efficacia di antiipertensivi appunto perchè hanno il maggior effetti organo protettivo fra le varie classi; 2. la definizione di "ipertensione resistente" è applicabile solo dopo che la pressione di un paziente resta maggiore di 140/90 mmHg sotto trattamento trifarmacologico dove però il farmaco d'obbligo sia una tiazide. Non fa venire in mente nulla tutto questo?
inserito il: 03-01-2014 09:28
 
 
DOMENICO GALASSO
Condivido totamente il pensiero ben espresso dal collega Nicola Glorioso
inserito il: 03-01-2014 09:33
 
 
LUCA CAVALIERI
"[...] esiste, peraltro nota da circa 50 (cinquanta) anni la dimostrazione che tale effetto esiste solo nei pazienti in cui si sviluppi ipokaliemia (7-10% dei trattati): dato che nessun medico degno di tale nome continua un diuretico se ha prodotto ipokaliemia e dato che quest'ultima va accertata entro circa un mese dall'inizio della terapia non vedo il problema del successivo effetto diabetogeno in questi pazienti.
Credo sinceramente che sia ora di piantarla con luoghi comuni e "si dice" o "tutti sanno"[...].
RE: Concordo al 100% sul fatto che sia opportuno abbandonare i "si dice" e i "tutti sanno" :-)
Quindi sono certo - e senza alcuna ironia - che il collega provvederà a riportare gli esatti riferimenti bibliografici degli studi clinici (metodologicamente di buona qualità e quindi possibilmente RCT in doppio cieco) a sostegno della dimostrazione - risalente a circa 50 (cinquanta) anni or sono - che l'effetto iperglicemizzante dei diuretici si sviluppi ESCLUSIVAMENTE nei pazienti in cui si sia manifestata una iperkaliemia. Io proprio non lo sapevo (sapevo che l'effetto ipokaliemico sembrerebbe mooolto genericamente collegato come fattore causale all'effetto iperglicemizzante, ma certamente non nei termini riportati dal collega).
2.) della dimostrazione che tutti i diuretici determinino ipokaliemia nel 7-10% dei trattati, in modo sostanzialmente indipendentemente da qualsiasi fattore interferente nonché a prescindere da dosaggio e tipologia di diuretico tubulare di tipo tiazidico, presumo.
3.) della dimostrazione che - una volta esclusa la ipokaliemia nel controllo laboratoristico avvenuto entro il primo mese dall'inizio della terapia diuretica - si è certi che non subentri mai più ipokaliemia e/o innalzamento glicemico.
Attendo fiducioso.
inserito il: 03-01-2014 23:52
 
 
ENRICO MARIA GRECO
Le ultime linee guida ESC nel trattamento dell' ipertensione arteriosa "condannano tiazidici e atenololo", per il loro effetto prodiabetogeno; se poi le L.G. sono solo raccomandazioni, allora raccomandiamoci al Padre Eterno...
inserito il: 07-01-2014 09:47
 
 
NICOLA GLORIOSO
Rispondo a Luca Cavalieri che, giustamente, mi sollecita a fornire le fonti su cui sono basate le mie affermazioni:

- "antiche" (ma sempre validissime e seguite da altre): Ann Intern Med 1959, N Engl J Med 1960, Acta Med Scand 1961;
- "recenti": Zillich AJ et al., Hypertension 2006; 48; 219-224;

Altri punti da chiarire:

- sì tutti i diuretici, tranne ovviamente gli antialdosteronici, hanno come effetto collaterale principale la ipokaliemia che ovviamente costringe ad interrompere il trattamento ed a sostituire il farmaco dato che può produrre effetti collaterali cardiaci a breve termine e metabolici a lungo termine. La misura quantitativa dell'ipokaliemia nei trattati con tiazidi o con diuretici dell'ansa (che peraltro non hanno effetti apprezzabili sulla pressione arteriosa tanto da poter tranquillamente essere impiegati nello scompenso di cuore) è appunto del 7-10%: su questo punto non esistono valutazioni formali ma solo dati desunti da vari trials clinici: abbiamo recentemente condotto uno studio formale su questo tema (attualmente il manoscritto è in fase di rifinitura per l'invio ad un giornale scientifico internazionale) con la conferma del dato suddetto.

- esclusa l'ipokaliemia entro il primo mese per evitare di trascinare una terapia con un effetto collaterale rilevante ma misconosciuto se il primo controllo viene fatto a sei mesi, la terapia con tiazidici o diuretici dell'ansa comporta il controllo del K plasmatico comunque ogni sei mesi.

Mi sembra non ci fosse altro.

Rispondo adesso al collega Enrico Maria Greco:

un punto fondamentale relativo alle linee guida è che quelle che originano da società scientifiche che si reggono sui contributi dell'industria farmaceutica sanno pesantemente di "condizionamento": le uniche linee guida affidabili nell'ipertensione arteriosa sono quelle emesse dal JNC e riferite al 7 report con i recenti aggiornamenti di "consensus" del 2013. Non mettiamo sempre tutto "in vacca", non serve a nulla, anzi. L'affidabilità delle linee guida viene proprio da chi le origina: JNC è originato dal governo americano e il comitato è composto da molte categorie di professionisti e di enti di tutela dei consumatori mentre quelle della ESC/ESH sono strettamente confezionate da comitati scientifici composti da persone che hanno, tutte, rapporti commercialii con l'industria farmaceutica. Quindi, per favore, non scherziamo con le cose serie e lasciamo stare il Padre Eterno.
inserito il: 07-01-2014 13:26