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| Verapamil efficace come antidiabetico? Sembrerebbe di sì! |
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Fonte: Diabetes 2012; 61(4): 848-856.
Sebbene la perdita di massa β-cellulare sia uno dei processi più importanti nella progressione del diabete, non ci sono terapie che rallentino questo processo. È stato recentemente identificato un recettore TXNIP che potrebbe avere un ruolo a riguardo. La glicemia e il diabete regolano l’espressione di TXNIP, e la sua iper-produzione provoca l’apoptosi β-cellulare. Trovare un farmaco che inibisca l’espressione di TXNIP sarebbe un passo molto importante; questi autori hanno scoperto che il calcio antagonista verapamil inibisce l’espressione di TXNIP nelle cellule INS-1 e nelle insule umane, aumentando i livelli endogeni di insulina. Verapamil sembra anche promuovere la sopravvivenza β-cellulare e migliorare la sensibilità all’insulina nei topi. Quindi, per la prima volta, è stato identificato un farmaco che può inibire espressione di TXNIP, aumentare la sopravvivenza β-cellulare e prevenire, e persino migliorare, l’andamento del diabete. |
- Infarto miocardico senza ostruzione coronarica (MINOCA): verso una gestione più mirata
Fonte: Tamis-Holland JE, et al. Circulation. 2019. PMID: 30913893. L’infarto miocardico con arterie coronarie non ostruttive (MINOCA) rappresenta una condizione clinica eterogenea e spesso sottodiagnosticata. Negli ultimi anni, l’attenzione verso questa sindrome è aumentata significativamente. MINOCA non è una singola malattia, ma un insieme di condizioni con meccanismi fisiopatologici diversi, tra cui spasmo coronarico, dissezione spontanea, trombosi e microcircolo alterato. Questa eterogeneità rende complessa la gestione clinica e richiede un approccio diagnostico approfondito. L’utilizzo di imaging avanzato, come risonanza magnetica cardiaca e OCT, è fondamentale per identificare la causa sottostante. Dal punto di vista terapeutico, non esiste un trattamento standard unico, la terapia deve essere adattata al meccanismo specifico. Ad esempio, nei casi di spasmo...leggi la news - Nuovi anticoagulanti: inibitori del fattore XI e riduzione del rischio emorragico
Fonte: Weitz JI, et al. N Engl J Med. 2023. PMID: 36724447. La terapia anticoagulante rappresenta un pilastro nella prevenzione dello stroke e del tromboembolismo. Tuttavia, il rischio emorragico rimane una limitazione importante. Negli ultimi anni, si è sviluppato un forte interesse verso gli inibitori del fattore XI. Una nuova classe di anticoagulanti con un potenziale miglior profilo di sicurezza. Il razionale si basa sul ruolo del fattore XI nella trombosi patologica, ma non nella normale emostasi. Questo significa che la sua inibizione potrebbe ridurre il rischio trombotico senza aumentare significativamente il rischio di sanguinamento. Studi clinici preliminari hanno mostrato risultati promettenti con riduzione degli eventi trombotici e basso tasso di sanguinamenti maggiori. Questi farmaci...leggi la news - TAVI nell’anziano, un nuovo score geriatrico aiuta a prevedere chi rischia morte o declino funzionale a 1 anno
Fonte: Fumagalli C et al. JACC Cardiovasc Interv. 2026;19(7):813-824. doi:10.1016/j.jcin.2025.12.018. La sola valutazione del rischio procedurale non basta più per selezionare i candidati ideali a TAVI, soprattutto nelle popolazioni più anziane. Nel GASS-TAVR Study, condotto in 3 centri italiani ad alto volume tra il 2020 e il 2022, sono stati arruolati 562 pazienti di età ≥75 anni con stenosi aortica severa sintomatica avviati a valutazione per TAVI. L’endpoint primario era composito e clinicamente molto rilevante: mortalità per tutte le cause oppure declino funzionale significativo a 1 anno. L’evento si è verificato nel 13,9% dei casi, mentre la mortalità a 1 anno è stata del 9,3%. Il dato più interessante è la costruzione di uno score...leggi la news - CRT e fibrillazione atriale permanente: l’ablazione del nodo AV non batte il controllo farmacologico della frequenza
Fonte: Sanders P et al. Eur Heart J. 2026;00:1-11. doi:10.1093/eurheartj/ehag206. Il trial randomizzato CAAN-AF ha confrontato ablazione del nodo atrioventricolare e controllo farmacologico della frequenza in 143 pazienti con HFrEF, fibrillazione atriale permanente e CRT-D. Lo studio è stato interrotto precocemente per futility e non ha mostrato differenze significative nell’endpoint primario di mortalità totale o eventi di scompenso non fatali. Anche gli endpoint secondari, inclusi mortalità cardiovascolare, ospedalizzazioni non programmate, aritmie ventricolari, capacità di esercizio e qualità di vita, sono risultati sovrapponibili tra i gruppi. Il dato più rilevante per la pratica è che l’ablazione del nodo AV non dovrebbe essere considerata la strategia di default nei portatori di CRT con FA permanente quando il...leggi la news
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verapamil usato dagli AA.
Staremo a vedere....!
Ci fu però un periodo in cui si disse che rallentava l'insorgenza della nefropatia diabetica poi tutto ciò scomparve ( a parte il fatto che se si riduce la PA si rallenta comunque la progressione della nefropatia).
Speriamo che il buon vecchio verapamil questa volta riesca nell'intento.
Comunque l'orientamento al risparmio della beta cellula è la strada principe della ricerca sul Diabete, pertanto qualsiasi spunto è da approfondire.
Sarà interessante vedere come questa scoperta possa essere sviluppata ulteriormente e se il verapamil si confermerà come un farmaco efficace nel prevenire e migliorare il decorso del diabete.
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